La voce delle donne contro la violenza
A Perdasdefogu i Barbariciridicoli con “Marcella o dell’uccisione dell’anima”
PERDASDEFOGU. Marcella – che sul palco del cortile delle elementari è interpretata da Valentina Loche de "I Barbariciridicoli" di Orani ospiti di "Sa brulla" con lo spettacolo “Marcella o dell’uccisione dell’anima” – ha superato i trenta, tailleur rosa scuro, camicia lilla, scarpe nere con un po' di tacco, capelli semiraccolti. Ha l'aspetto della donna sottomessa anziché no, parlata in metrica lombarda che non guasta. Viaggia su un treno e racconta la sua vita. Lo fa sulla scia dei testi moderni del femminismo. Ma questo spettacolo teatrale è più diretto, vuol parlare alla gente anche in un'estate dove le frivolezze dominano.
In sessanta minuti di monologo Marcella interpreta la donna oggi, con le violenze palesi e occulte subite fra le mura di casa. Capisce che la strada del riscatto è difficile. Che fare «se qualcuno ti picchia, ti minaccia, ti perseguita, ti controlla, ti sottomette, ti umilia, ti obbliga a rapporti sessuali». Che fai? Chiami il 1522? La società malata la curi via cavo? In platea – dove il silenzio è religioso – più di una donna è commossa. Qualcuna, trentenne come la protagonista, ha le lacrime agli occhi.
Finisce lo spettacolo e Valentina Loche dialoga col pubblico. Mica è facile confessarsi. L'attrice spiega: «Nonostante i grandi passi fatti dalle donne negli ultimi decenni ci troviamo ancora in una condizione di subalternità. Studiamo, ci formiamo e otteniamo diversi risultati ma poche volte riusciamo a ricoprire il ruolo lavorativo che ci spetta. Viviamo ancora in una società maschilista dove la donna è vista ancora come regina della casa».
«E se lavora?», chiede un trentenne fresco di laurea. «Anche nei casi in cui la donna lavora si ritrova a dover gestire casa e famiglia. Tutto dipende dalla società e da come veniamo cresciuti. Tutto dipende dal colore del fiocco che c'è sul portone di casa quando uno nasce. Già quel colore indica la diseguaglianza».
Sì, diseguaglianza. «Talvolta porta alla necessità di sentirsi più forti dell'altro, forse per paura di essere più deboli. Una diseguaglianza che in questo modo può portare alla violenza. Violenza psicologica e fisica che ritroviamo in molte famiglie, che si cela dietro tante porte, che grida silenziosamente aiuto. Dovremo tenere gli occhi ben aperti, fin dal primo innamoramento».
Valentina educatrice. «Mi rivolgo prima di tutto alle ragazze: se il vostro fidanzato cerca di isolarvi dagli amici, dalla scuola, da un possibile lavoro non pensate che questo suo volere dimostri che vi ama alla follia, si tratta solo di desiderio di possesso. L'isolamento non è amore. La vostra libertà cè la cosa più sacra che avete».
Per chiudere c'è uno scoop davvero femminile. Valentina, che ha 36 anni, sta per diventare mamma. Applausi, baci, abbracci non hanno fine: «A un certo punto una piccola lineetta cambia la tua vita. Capisci che la vita è davvero magica, che la natura è straordinaria. Succede che hai voglia di raccontare ciò che hai dentro. Ve l'ho raccontato nel nome della madre».
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