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Nuova inchiesta per Arturo Zarco, disincantato poliziotto gay

Nuova inchiesta per Arturo Zarco, disincantato poliziotto gay

“Un buon detective non si sposa mai” della scrittrice spagnola Marta Sanz: misteri sulla costa valenciana

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SASSARI. Torna Arturo Zarco, il disilluso ed enigmatico detective gay creato dalla scrittrice spagnola Marta Sanz e questa volta è in vacanza ma, neppure nella villa dell'assolata costa mediterranea, dove si trova, può stare tranquillo. Dopo “Black, black, black”, il primo caso con cui si è fatto conoscere in Italia, ritroviamo Zarco in “Un buon detective non si sposa mai”, pubblicato da Nutrimenti (293 pagine, 17 euro) nella traduzione di Luigi Scaffidi, alle prese con tre generazioni di gemelle e con i misteri della casa sulla costa valenciana dove è stato invitato dalla sua vecchia amica pittrice Marina Frankel che ha una gemella monozigote, Ilse.

Ancora una volta la Sanz, nata a Madrid nel 1967 – autrice di oltre dieci libri tra romanzi, raccolte poetiche e saggi – rende omaggio ai grandi maestri del noir a partire dalla frase di Raymond Chandler citata nel titolo, anche se il suo Zarco ha poco a che vedere con Philip Marlowe. Il detective vorrebbe vivere «per sempre nella scenografia di un film di Fritz Lang» o «ballando in una scena di un musical di Vincente Minnelli». Cellulare spento tutto il giorno, in una situazione dove in apparenza non accade nulla, la Sanz crea una catena di enigmi che arrivano al cuore della storia, tutta incentrata sul doppio e sullo scambio d'identità a partire dall'attrazione che Zarco prova per Marina ma soprattutto per il legame con la sorella gemella Ilse, donna profondamente diversa da lei.

Il detective gioca a nascondino con la ex moglie Paula, con la quale è stato sposato per due anni, prima di dichiararsi gay, e con il giovane Olmo, il suo inquieto amante che colleziona farfalle, ai quali non rivela la sua destinazione ma con cui instaura un dialogo immaginario nell'assenza che crea un intersecarsi di riflessioni e pensieri che avvolge la trama e la affolla di voci. «Penseranno che sono a Venezia, a Parigi o a Praga. Magari a New York o a Calcutta. A Tokyo, a Helsinki. Perfino a San Antonio o Cadaques, ma non mi cercheranno mai qui» dice il detective in vacanza. Sulla costa valenciana lo aspetta una villa rurale riadattata a magnifica dimora dalla famiglia di Marina, una piccola comunità guidata dalla vecchia Amparo, zia della donna. Ed è proprio intorno alla figura di questa zia dall'enorme intuito per gli affari che cominciano a insinuarsi i primi dubbi e a delinearsi situazioni sinistre.

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