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Servitù, guerra fredda tra Regione e governo

Servitù, guerra fredda tra Regione e governo

Frizioni sull’ampliamento della base, sul rinnovo dei vincoli per i 35mila ettari e le nuove esercitazioni

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SASSARI. Guerra fredda. Da mesi tra Regione e Governo è calato il gelo sulle servitù militari. Terreno minato su cui le diplomazie non riescono più a camminare. Meno di un mese fa l’esecutivo guidato da Francesco Pigliaru non ha firmato l’accordo per il rinnovo delle servitù militari sull’isola. La Sardegna con i suoi 35mila ettari di poligoni dà il 60 per cento di tutte le zone destinate ai militari in Italia. Un record che non tiene conto delle aree marine interdette. La Regione per questo si è opposta al rinnovo degli stessi vincoli per i prossimi anni. Proposta messa sul tavolo dall’esecutivo nazionale. Ma è stato solo il primo innesco di una situazione sempre più esplosiva. Da più parti si sollevavano proteste per il rischio inquinamento delle zone soggette a servitù in cui si svolgono esercitazioni militari. Quirra è diventato un caso emblematico, con un processo che sta per aprirsi.

La risposta del governo è stata netta. I limiti di inquinamento nelle aree dei poligoni sono stati innalzati. Resi identici a quelli presenti nelle zone industriali. Il modo più semplice per bonificare un’area senza togliere un bossolo dal terreno. E in poche settimane si è aggiunto anche il caso Teulada. Esiste un progetto d’ampliamento all’interno del poligono di Teulada. Ci sono già i fondi, 20 milioni di euro, per costruire due villaggi destinati alle esercitazioni belliche. Uno che richiama un centro del Medioriente, un altro che deve sembrare identico a una città del centro Europa. Progetti che non sembrano trovare neanche in questo caso il consenso della politica. Per decidere sul futuro della base di Teulada si doveva riunire il Comitato paritetico, di cui fanno parte civili e militari. Ma proprio la Regione ha chiesto il rinvio per avere maggiori informazioni su questi progetti. Sembra evidente che la proroga non sia proprio uno spot a favore della base. A rendere ancora più accesa la polemica è arrivato il calendario delle esercitazioni. Un elenco di giochi di guerra che inizieranno il 21 settembre e vedranno i poligoni dell’isola diventare la palestra per eserciti di mezzo pianeta. Compreso quello israeliano. In questo clima il caos intorno a Cala Zafferano serve a rendere ancora più incendiari i rapporti tra militari e civili, tra Governo e Regione. La giunta continua a chiedere all’esecutivo nazionale la riduzioni delle servitù militari. Una volontà politica culminata con la decisione di Pigliaru di non sottoscrivere il protocollo d’intesa con il ministero della Difesa. La discussione degli accordi potrebbe cancellare anche i sogni di espansione della base di Teulada. Ma il vero scontro è sulla filosofia di fondo sul futuro della Sardegna. Per la Regione l’isola dovrà essere sempre meno militarizzata. Lo Stato sembra avere altre idee. E sullo sfondo resta sempre la grande questione irrisolta delle bonifiche. Cala Zafferano con la forza mediatica delle foto dei turisti sdraiati tra i resti degli ordigni ha mostrato come sia impensabile un futuro turistico per un’isola che ha ceduto 35mila ettari pregiati ai militari. (l.roj)

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