Sanità, allarmanti gli ultimi bilanci da profondo rosso
Conferme dal “Sole 24 Ore”: debiti record in tutte le Asl Un trend certificato già nel 2007 e continuato sino a oggi
SASSARI. Nuovi dati elaborati dal Sole 24 Ore confermano quel che in Sardegna si sa da tempo. Gli ultimi bilanci sulla sanità, per via delle uscite accumulate dalle 9 Asl dell’isola, sono da profondo rosso. E tutto ciò al di là delle poste contabili in formale pareggio. È una pesante eredità che si trascina da anni, senza soluzioni e risposte immediate. Criticità riemersa in tutta la sua evidenza già nei mesi scorsi. Soprattutto durante i dibattiti scaturiti sulla scia del progetto San Raffaele-Bambin Gesù varato dalla Qatar Foundation sulle ceneri dell’ospedale di don Verzè a Olbia. In quella fase, persino a un vertice del Pd tenuto a Oristano alla presenza dell’assessore Luigi Arru, moltissimi esponenti democratici hanno quantificato in poco meno di mezzo miliardo all’anno lo sforamento reale sui conti preventivati per l’assistenza. Situazione nella quale si deve tenere presente - nell’ordine di circa cento milioni ogni dodici mesi - il record negativo sardo della spesa farmaceutica, al primo posto in Italia nei costi pro capite per i medicinali.
Ora il quotidiano di Confindustria affronta i contenuti del futuro Patto per la salute tra governo e regioni. E presenta una serie di statistiche che portano nella stessa direzione. Cioè fotografano, in parte da altri angoli visuali, questo stato di gravissima esposizione. Un quadro a tinte fosche che vede l’isola tra le posizioni di coda nelle classifiche nazionali sui risparmi nel settore. E tutto questo - va ancora sottolineato - al netto di ogni riferimento al domani e agli investimenti riguardanti il nuovo ospedale. Ancora a bocce ferme, insomma, la radiografia della sanità nell’isola è già di per sé più che problematica, in un processo non cominciato ieri o avantieri ma che va avanti da lungo tempo.
E in effetti i dati rielaborati dal quotidiano economico-finanziario prendono in esame i periodi che vanno dal 2007 al 2013. Quindi si comincia dalla giunta Soru (2004-2009, assessore Nerina Dirindin) e si continua con la gestione Cappellacci (marzo 2009-febbraio 2014, assessori prima Antonello Liori e poi Simona De Francisci). In tutta Italia solo le Marche e l’Umbria hanno chiuso questi sei anni in utile. Tutte le altre aree del Paese, per quel che rigaurda l’assistenza, sono in caduta libera. Da guinness negativo i quasi 8 miliardi di rosso del Lazio. Pessima la performance di Campania: -3,31 miliardi. Ma con i suoi 1 milione e 600mila abitanti - e potenziali pazienti - è disastroso anche il dato riferito alla Sardegna: meno 1.945,20 milioni di euro, quasi 2 miliardi. È al terzo posto negativo a fronte di una densità demografica decisamente più bassa di altre zone. Fin qui le vicende nel tempo del Fondo sanitario nazionale, basato sulle spese storiche delle regioni e descritte attraverso i numeri riportati di anno in anno nei decreti di ripartizione delle risorse. Un focus che il Centro studi Sintesi ha ulteriormente approfondito per conto del quotidiano economico milanese.
Ma per altri versi appare significativa anche un’altra graduatoria riportata sul “Sole” di ieri: la classifica dei pazienti in o out, cioè in movimento d’ingresso o in uscita. È quella che gli addetti ai lavori chiamano mobilità sanitaria. Costituita da ammalati che non possono essere seguiti nei luoghi di residenza e sono costretti a venire assistititi in Sardegna, come succede per ovvie ragioni a migliaia di turisti ogni anno. Oppure di persone che, come avviene con maggiore frequenza, devono sottoporsi a esami e interventi fuori dall’isola. In questi casi tutte le aree della Sardegna figurano comunque tra le province con i minori flussi di trasferimento in Italia. E questo vale tanto per l’accoglienza quanto per le operazioni extra-regione.(pgp)
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