Dagli scavi affiorano anche resti umani
Le ossa ritrovate dagli archeologi confermerebbero la teoria che i Giganti vegliavano su una necropoli nuragica
CABRAS. Sono spuntati fuori dalla terra come tutti gli altri reperti. Questa volta, però, non si tratta dei resti di un magnifico gigante di pietra. Non è un arciere, non è un pugilatore e non è nemmeno un guerriero.
La collina di Mont’e Prama ha restituito invece alcune ossa umane che sono finite tra le mani degli archeologi che stanno indagando il sito: «Si tratta di frammenti di ossa lunghe che sono venute alla luce qualche giorno fa - ha spiegato Alessandro Usai, archeologo della Soprintendenza - diciamo che in questi giorni stiamo iniziando a vedere, e a trovare, quello che ci aspettavamo. Questa zona in antichità era un’area di sepoltura ed era lecito immaginare ritrovamenti come questo».
L’euforia, quindi, è rimandata. Le ossa rinvenute a Mont’e Prama hanno anche subìto l’invadenza delle lame degli aratri ed è molto probabile che, nel corso degli anni, siano state spostate da una parte all’altra della collina. «Dovrebbe essere andata proprio così - conferma Alessandro Usa - per ora posso dire che non è stata ritrovata una nuova sepoltura ma solo piccolI frammenti. Purtroppo si tratta di reperti che non sono stati ritrovati nei luoghi dove erano stati deposti migliaia di anni fa». Per fare luce sulla faccenda sarà necessario attendere gli sviluppi dell’indagine sulla sezione di terreno da cui sono spuntate le ossa che, probabilmente, arrivano direttamente dalla necropoli nuragica le cui tracce sono venute alla luce sin dagli albori dello scavo, verso la fine degli anni 70.
Una delle teorie più accreditate, infatti, sostiene che i giganti di pietra fossero in realtà un drappello di guardie rocciose chiamate a vegliare il riposo eterno degli ospiti della necropoli nuragica di Mont’e Prama. Teorie già confermate a suo tempo dopo il ritrovamento di diverse tombe “a pozzetto”, piccole cavità scavate nelle terra che convinsero gli archeologi del tempo, Carlo Tronchetti e Alessandro Bedini, a immaginare una “monumentalizzazione” del sito. In una delle tombe, la numero sei, furono ritrovati gli scarti di lavorazione di uno scudo in pietra. Un dettaglio che convinse i due studiosi a considerare Mont’e Prama come un luogo di tumulazione ma anche come un cantiere in cui venivano realizzati i giganti.
Ipotesi che ben presto potrebbero essere confermate dal lavoro degli archeologi che in ogni caso, non metteranno da una parte l’indagine dedicata ai giganti di pietra. Qualche tempo prima del rinvenimento delle ossa, infatti, la collina che si affaccia sullo stagno di Mar’e Pontis era stata il teatro del ritrovamento di diversi frammenti di statue, tra cui la testa di un gigante “convenzionale”, probabilmente un arciere, e il busto di una statua più piccola, di dimensioni più vicine a quelle dei guerrieri in carne e ossa che pattugliavano la zona nel periodo di tempo compreso tra il decimo e l’ottavo secolo prima di Cristo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
