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Dossier coste, il Wwf: «In Sardegna ancora troppi scempi»

Dossier coste, il Wwf: «In Sardegna ancora troppi scempi»

L’ultimo studio degli ecologisti certifica che l'isola è una delle regioni italiane dove si è costruito di più in zone da tutelare

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SASSARI. La denuncia è precisa, circostanziata, contenuta in un dossier di 82 pagine ricco di numeri e corredato da decine di fotografie. «In Sardegna si continuano a consentire troppi scempi edilizi lungo le coste»: questo il verdetto emesso dal Wwf alla fine del lavoro d’assemblaggio di cifre, dati e cartografie. Il report abbraccia tutti i litorali italiani e ciascuna delle tantissime aree protette del Belpaese.

Ma è proprio in Sardegna, nonostante le norme a tutela dell’ambiente, che si registrano alcune delle colate di cemento più imponenti. Un quadro preoccupante. Che fa riflettere ancora sulla scia del dibattito nato negli ultimi anni su legge Salvacoste di Renato Soru, Piano paesaggistico dei sardi voluto dall’ex governatore Ugo Cappellacci e nuove strategie della giunta di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru.

Ma in che cosa consiste, più esattamente, l’emergenza segnalata dagli ecologisti? Nel suo dossier il Wwf spiega che molti splendidi litorali italiani appaiono sempre più sfregiati dal cemento. In 25 anni sono sparite dune, sono stati compromessi boschi costieri e macchia mediterranea, interi tratti di arenile hanno dovuto lasciare spazio a villaggi turistici, residence, centri commerciali, porti, autostrade, dighe e barriere che hanno alterato il profilo di tutte le regioni che si affacciano sul mare.Una visione d'insieme con immagini dall'alto prima e dopo l'edificazione. «Cemento coast-to coast» è stato chiamato il report. Che per la Sardegna cita l’esempio di Cardedu come caso di sviluppo edilizio impressionante lungo la fascia di litorale vicino al mare.

Da Nord a Sud, dei circa 8.000 chilometri di litorali nazionali quasi il 10% è alterato dalla presenza di infrastrutture: le coste più 'ferite’ - afferma il rapporto - sono quelle di Sicilia, Sardegna e soprattutto dell'Adriatico, il tratto «più urbanizzato dell'intero Mediterraneo», che da solo rappresenta il 17% di quello nazionale ma dove meno del 30% dell'area sul mare è libero da costruzioni.

Mentre per l’isola, si spiega ancora, case e residenze sono sorte in almeno 15 siti d’importanza comunitaria e in altre zone protette.

Sulle meraviglie della natura «non esiste un custode unico», denuncia il Wwf. Che parla di «una gestione 'condivisa’ a livelli diversi (Stato, Regioni, Enti locali) con una frammentazione di competenze che alle volte può provocare a sua volta contraccolpi pericolosi. (pgp)

 

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