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Governo, decreto choc: in 23mila senza cig dal 2015

Governo, decreto choc: in 23mila senza cig dal 2015

L’esecutivo Renzi ha deciso di tagliare la cassa integrazione dalla fine dell’anno L’assessore Virginia Mura: «Così in Sardegna si alimenta la rivolta sociale»

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CAGLIARI. Da venerdì primo agosto c’è un decreto del governo Renzi che fa venire i brividi a chiunque lo legga: alla fine dell’anno non ci saranno più soldi per gli ammortizzatori sociali. Sarà un disastro, la tagliola romana, per i 23.240 ex lavoratori sardi ora almeno garantiti dalla cassa integrazione in deroga e dalla mobilità. Nei giorni scorsi, in sede ministeriale, l’assessore regionale al Lavoro, Virginia Mura, ha lanciato l’allarme: «In Sardegna rischiamo che da qui a pochi mesi esploda la tensione sociale. Senza più quegli assegni, può accadere davvero di tutto». Ieri è cominciata la corsa per metterci una pezza. L’assessore ha incontrato i sindacati, anche loro molto preoccupati, e lunedì sarà la volta di tutte le parti sociali per «evitare l’uscita traumatica dei lavoratori dal bacino degli ammortizzatori sociali». Bisogna fare in fretta, anche se la Giunta ha ottenuto una proroga – fino al 30 novembre – rispetto ai tempi molto stretti imposti dal decreto del Governo. I primi a rischio sono i 15.240 lavoratori in mobilità. Per loro sono già scaduti, proprio ad agosto, gli ultimi otto mesi di copertura e serve per forza «un percorso di transizione» per evitare che finiscano nel tunnel dei nuovi disperati. «Conosciamo molto bene la situazione – è l’amaro commento dell’assessore – ma sappiamo impegnati ogni ora per trovare le soluzioni più adeguate». Lunedì, al tavolo con i sindacati e le altre parti sociali, Virginia Mura potrebbe arrivare con due proposte: un accompagnamento verso la pensione di chi può veramente andarci per evitare altre assurdità come quella degli esodati, oppure «dobbiamo puntare – prosegue Virginia Mura – verso la riqualificazione professionale e permettere così a questi lavoratori di essere riassorbiti da un mercato che deve riprendere a marciare». A rischio ci sono anche gli otto mila ex lavoratori in cassa integrazione in deroga. Fra loro ci sono anche quelli che erano alle dipendenze dei cosiddetti «non imprenditori», ad esempio notai, commercialisti, associazioni e persino partiti politici, perché anche i partiti hanno mandato i loro dipendenti in cassa integrazione. Ma almeno per loro c’è ancora qualche mese di sopravvivenza in più: saranno «coperti» fino al 30 novembre. Poi sarà un altro disastro, perché il ministero al Lavoro e quello per l’Economia hanno già fatto sapere che non ci saranno altre proroghe. Virginia Mura lo sa: «Abbiamo a che fare, a questo punto, proprio con un’emergenza sociale senza precedenti, destinata ad aggiungersi a quella dei disoccupati e dei troppi giovani senza lavoro. Allarme c’è e l’asticella rischia di salire ancora nelle prossime settimane, soprattutto perché da gennaio sono in molti a non vedere un soldo fra quelli in cassa integrazione in deroga e mobilità». La Giunta, che ancora aspetta dallo Stato il rimborso dei 52 milioni anticipata nel 2013 per gli ammortizzatori sociali, dopo l’incontro di lunedì, avrebbe in mente di mettere assieme più assessorati per «individuare tutti gli strumenti necessari che potrebbero servire a incrementare l’occupazione in Sardegna». C’è chi ipotizza già un nuovo piano, a tambur battente, per il lavoro, come sollecitato più volte dai sindacati anche nell’ultimo vertice col presidente della Regione, Francesco Pigliaru. Che la soglia della sicurezza sociale ormai sia superata è nelle parole del segretario regionale della Cisl, Oriana Putzolu, alla uscita dall’assessorato: «Va di male in peggio». (ua)

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