La Nuova Sardegna

La nautica riparte dall’accoglienza

di Alessandro Pirina

La Rete dei porti dà il benvenuto ai turisti con i prodotti tipici. Cuccureddu: «Un primo passo, ma c’è ancora molto da fare»

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INVIATO A STINTINO. Pane, pecorino e papassini per coccolare armatori e comandanti. La Rete dei porti ha scelto di puntare sull’agroalimentare per migliorare l’offerta nautica dell’isola. Insieme con la Camera di commercio del Nord Sardegna e la Assonautica il consorzio presieduto da Franco Cuccureddu, sindaco di Castelsardo, ha avviato la sperimentazione del progetto Cambusa. In tutti i porti che fanno parte della Rete - sono in totale 20, da Alghero a Torregrande, passando per Santa Teresa, La Maddalena, Porto Rotondo, Arbatax e Carloforte - le imbarcazioni in transito di maggiori dimensioni saranno omaggiate con un cestino di prodotti tipici dell’isola. «Il nostro obiettivo – spiega Cuccureddu, che ieri ha lanciato l’iniziativa a Stintino insieme a Gavino Sini, della Camera di commercio, e Italo Senes, di Assonautica – è trasformare i porti in luoghi di accesso ai territori. La nautica, in virtù dei suoi numeri molto importanti, può essere una grande opportunità per la filiera agroindustriale del nostro territorio. Noi dobbiamo offrire alternative ai diportisti, che oggi non vogliono più solamente il mare. Oggi il turista vuole visitare i musei, i centri storici, i siti archeologici. E soprattutto vuole approfondire la cultura enogastronomica. Un settore di cui noi sardi siamo massimi esperti».

Il progetto Cambusa si propone anche l’obiettivo di far conoscere e incrementare il reddito delle imprese coinvolte. Che, in questo caso, sono l’oleificio Secchi di Sassari, il panificio Cherchi di Alghero, il biscottificio Demelas di Pozzo San Nicola, la cantina Santa Maria La Palma e il caseificio F.lli Pinna di Thiesi. «La Sardegna è un territorio ricco di eccellenze produttive. E noi in questo modo, oltre a migliorare l’accoglienza nei nostri porti, diamo l’opportunità a queste eccellenze locali di acquisire visibilità nel mercato italiano ed estero».

L’iniziativa, dunque, è volta a creare un forte collegamento tra i diportisti e i luoghi visitati. Ma vuole anche essere un modo per ridare un po’ di ossigeno al settore della nautica, che negli ultimi anni, complice la crisi economica, è sempre accompagnato dal segno meno. «Fare un bilancio sull’estate 2014 è ancora prematuro – spiega Cuccureddu –, ma i primi dati che abbiamo a disposizione dipingono una situazione in linea con quella di un anno fa. A Castelsardo i dati sono positivi, a Stintino un po’ meno, mentre ad Alghero stabili». I numeri, dunque, sono gli stessi di 12 mesi fa. Come anche però le criticità. «Purtroppo la situazione non è cambiata granché – conclude il presidente della Rete dei porti –. Il costo del carburante è sempre troppo elevato, anche 50 centesimi in più al litro rispetto alla Corsica. Aggiungiamoci la crisi che ha colpito principalmente la classe media italiana, quei turisti che avevano una barca sotto i 12 metri e che oggi o l’hanno venduta o non la usano. E infine, l’eccesso di controlli in mare: in Italia abbiamo sei corpi di polizia che devono giustificare imbarcazioni e personale. Bisogna capire che la nautica non è il regno degli evasori, ma un importante settore per lo sviluppo del territorio».

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