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Sos erosione: è inarrestabile l’avanzata del mare sulle spiagge

SASSARI. Erosione delle coste: è allarme rosso. Per la Sardegna si confermano le previsioni catastrofiche delineate da gruppi di specialisti nell'isola anche pochi mesi fa. Ma questa volta l'Sos è...

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SASSARI. Erosione delle coste: è allarme rosso. Per la Sardegna si confermano le previsioni catastrofiche delineate da gruppi di specialisti nell'isola anche pochi mesi fa. Ma questa volta l'Sos è generalizzato, si allarga all'intero Mediterraneo. A rilanciarlo è l'Ingv, Istituto italiano di geofisica e vulcanologia. Le premesse sono chiare ma drammatiche: il mare aumenterà di un livello pari a 1 metro entro la fine del secolo e di 2 metri entro l'anno 2200. Ovvie le conseguenze più gravi: arretramento dei litorali e una quantità di danni devastanti.

L'unico vantaggio? Il processo sarà lento. E permetterà, al contrario degli effetti causati da uno tsunami, di studiare contromisure per tempo. Ma l'isola sotto questo profilo è comunque tra le aree descritte come più esposte. Altrettanto in pericolo la foce del Po, la laguna veneta, le Eolie e i litorali della Calabria.

Nauralmente, alla base di questi fenomeni, ci sono i cambiamenti climatici. Gli stessi all'origine dello scioglimento dei ghiacci polari, dei movimenti delle placche tettoniche, dei terremoti e dell'attività vulcanica. La nuova diagnosi arriva dallo studio "Coastal structure, sea-level changes and vertical motion of the land in the Mediterranean". L'ha realizzato appunto l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. E il report è stato pubblicato sula rivista della Geological Society di Londra. La ricerca, che è servita a fare un quadro delle zone maggiormente a rischio, è stata finanziata dal Miur, dal Cnr e dall'Unesco, sotto l'egida dell'International union for quaternary research (Inqua).

«Si è trattato di un lavoro lungo e complesso, iniziato circa 10 anni fa - afferma Marco Anzidei, primo ricercatore dell' Ingv e coordinatore dello studio - Abbiamo individuato le zone dove l'aumento del livello marino è maggiore per il lento e progressivo abbassamento verticale dei fondali. Fenomeno che produce, non solo un aumento locale del livello dell'acqua, ma anche l'arretramento della linea di costa con conseguente restringimento delle spiagge».

Il processo comporterebbe anche in Sardegna un progressivo pericolo di allagamenti. Con conseguenti esposizioni a contraccolpi per le zone turistiche e per le altre a elevato valore industriale, commerciale, culturale. Soprattutto a questa linea di tendenza si sommano nubifragi e mareggiate. «Lo stesso discorso -rileva in ultima analisi il ricercatore - vale purtroppo per Turchia e Grecia che non a caso sono anche le regioni più sismiche del Mediterraneo». Meno esposte risultano invece le coste pugliesi, parte dell'isola di Creta, la costa israeliana e la stragrande maggioranza dei litorali nordafricani. (pgp)

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