Satelliti puntati su decine d’insediamenti
L’indagine degli ecologisti ha interessato tantissimi comuni: da Stintino ad Arbus , da Badesi a Tortolì
SASSARI. È dalle foto satellitari che si capisce l’entità del fenomeno: milioni di metri di cubi fatti cadere sulle coste dell’isola, una città lineare lunga decine di km. Caso emblematico Cardedu, in Ogliastra. «Dove sono sorti», spiega il Wwf, «due villaggi turistici e un’urbanizzazione a schiera». Il prima e il dopo risulta evidente dalle immagini.
In Italia, tra gli anni ’50 e il 2001, la popolazione dei comuni costieri è cresciuta del 28%, mentre nello stesso periodo l’aumento generale è stato solo del 20. Anche nell’isola i dati più rilevanti scaturiti dalla ricerca dell’associazione sono c legati alle dinamiche di espansione - 400% la media nazionale - della densità di urbanizzazione nei centri sui litorali. La mappatura satellitare coglie soprattutto gli scempi commessi in habitat fragili come dune, scogliere, stagni: le foto utilizzate e messe a confronto con lo status degli anni passati delle cosiddette Aree Natura 2000 che la Ue chiede di proteggere (Sic e Zps) attestano che queste zone sono scomparse pezzo dopo pezzo. E anche in questo caso le regioni più colpite si confermano la Sardegna e la Sicilia, con 35 e 25 casi, che riguardano in gran parte nuove strutture ricettive. Un quadro che mostra quanto denunciato dall’Ispra, che ha definito lo stato di conservazione complessivo dei Sic “non soddisfacente” nell’86,7% dei casi, a fronte di un dato medio degli habitat nazionali pari al 67,6%.Ma il Wwf non si limita ai riievi critici. Presenta, a fine studio, la sua ricetta salvacoste: «Una gestione integrata e sostenibile del territorio per invertire la tendenza attraverso una moratoria chiesta a Governo, Regione e Comuni». Magari accompagnata dal «rispetto delle normative e da politiche fiscali incentivanti per la conservazione di ciò che resta ancora libero dal cemento, come già accade in qualche Paese europeo». Un potenziale per le economie locali è inoltre quello che deriverebbe dal ripristino di vecchie cave (spesso occupate da costruzioni) o delle foci di fiumi distrutte. «Un rammendo dei litorali - viene spiegato - speculare quello invocato dall’architetto Renzo Piano per le periferie delle grandi città». E certo l’intero quadro in Sardegna si presenta delicato, estremamente complesso. Specie quando si riflette sulla gravita delle situazioni evidenziate attraverso i satelliti. Da nord a sud, da est a ovest, da Stintino a Calasetta, da Santa Teresa a Castiadas, da Orosei a Bosa: ovunque, insomma, il Wwf segnala espansioni a rischio lungo i litorali (e in questo senso la cartina in pagina appare nel suo schematismo emblematicamente negativa). Ma oltre alle zone più battute dai turisti in questi 25 anni le colate di cemento hanno riguardato differenti tratti dell’isola. E magari hanno alla loro origine progetti per realizzare infrastrutture industriali e portuali, centri commerciali o insediamenti artigianali. Nelle mappe degli ecologisti si citano così diversi centri e città: Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Calasetta, Sarroch, Cagliari, Villasimius, Muravera, Villaputzu, Lotzorai, Golfo Aranci, Valledoria, Porto Torres e parecchi altri ancora. Questioni a volte differenti tra loro. Unico tratto in comune: la graduale trasformazione dei litorali anche in presenza di aree Sic o protette. (pgp)
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