Syusy Blady racconta le divinità femminili
Stasera in scena a Ulassai lo spettacolo “Dio è nato donna”
ULASSAI. «Come dicono gli aborigeni australiani, dio è femmina, ha il ventre creatore. Quello che voglio raccontare ha a che fare con il divino femminile arcaico. E in Sardegna cado in piedi, in questi anni ho indagato parecchie cose». Maurizia Giusti, la Syusy Blady di “Turisti per caso”, introduce l’insolito tema della sua conferenza-spettacolo “Dio è nato donna”, in scena stasera alle 21.30 alla Stazione dell'Arte. «Apro un excursus con pillole di filmati di viaggi in giro per il mondo, dove ci sono tracce di questo culto. E parlo di quanto di alternativo si può fare nel nostro rapporto con la natura, cui è legato il discorso del divino femminile, che può essere recuperato e pensato per il futuro, visti i danni fatti dal patriarcato e lo sconsiderato uso delle risorse naturali». Ed è molto bello, aggiunge, farlo nello spazio dedicato a Maria Lai. «Ho avuto delle sue opere per una mostra a Bologna sul linguaggio arcaico della tessitura e sulla ripetizione dei simboli nei tappeti. Fatto per me grandioso, che ha a che fare con l’arte, completamente femminile».
Una posizione libera, ma non semplice quella di Syusy Blady. Velista, viaggiatrice, studiosa. E divulgatrice, con libri e documentari. «Non è facile, si ricevono anche mazzate, censure, ma io non riesco a fare diversamente. Viaggiare molto mi ha dato l’opportunità di conoscere e aprirmi a culture diverse. Allora farsi domande è automatico, e poi cercare risposte, cercare di sapere. E le cose più interessanti sono quelle più misteriose, quelle che non ti raccontano». Oppure che pochi studiano e raccontano, come Marija Gimbutas, celebre archeologa e linguista. «Lei, sola nell’universo accademico, ha dato studi importantissimi sul culto della Dea Madre, e nella ricerca del linguaggio arcaico, partendo dalle ceramiche, che magicamente si è conservato, nelle tessiture e nei tappeti, con simboli che ritroviamo in tutto il mondo». E in Sardegna? «Per esempio la dea Tanit si ritrova nel simbolo del giglio sardo. Seguendo la ricerca molto intrigante di Angela Demontis sui costumi dei bronzetti, siamo state a Sant’Efisio per raccontare il linguaggio dei costumi, trovando la presenza ancora forte del linguaggio arcaico del divino femminile. E poi le sepolture comuni, le domus de janas. Anche se va ribadito che è un discorso documentato in tutto il mondo. Questo ci rafforza e ci fa pensare ad una cosa molto più vasta e di grande importanza storica». Alle varie ipotesi sulle dee madri rintracciate nei suoi viaggi ha dedicato il primo capitolo del libro Misteri per caso. «Secondo me è una grande esperienza arcaica, che parte dalla madre terra, dai riti della fertilità e poi è passata in forme divine successive, come Inanna, Ishtar, Iside, fino a Maria, la Madonna. Anche se ad un certo punto il culto venne rovesciato, è una cosa che ritorna sempre: evidentemente ha informazioni che devono rimanere». Passa per la Sardegna anche la prossima ricerca. Su Adriatica, la barca di “Velisti per caso”, Syusy ha girato tutte coste del Mediterraneo, per un documentario sui Popoli del mare, «che dal Tirreno sino a Troia, mi ha poi portato fino al Baltico, in Estonia. Spero di presentarlo in ottobre».
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