La Nuova Sardegna

francesca ticca (Uil)

«La riforma dell’istruzione incoraggerà la ripresa»

CAGLIARI. Francesca Ticca (nella foto) è il segretario generale della Uil. Il primato della politica. È sempre più urgente un assetto istituzionale che sappia superare le logiche del passato e...

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CAGLIARI. Francesca Ticca (nella foto) è il segretario generale della Uil.

Il primato della politica. È sempre più urgente un assetto istituzionale che sappia superare le logiche del passato e coniugare in fretta i bisogni attuali con le prospettive future. Per far questo, la Giunta deve abbassare il freno a mano: la situazione economica e sociale impone un’immediata accelerazione dei tempi.

Serve un modello. Il nuovo contesto globale richiede anche per la Sardegna modelli istituzionali adeguati che incidano in maniera evidente sulla velocità dei fenomeni, che da oggi in poi andrebbero governati e non subiti.

Le debolezze. La Regione Sardegna appare particolarmente debole, e condizionata dagli interessi di alcuni e da residue impostazioni ideologiche. È questo legame penalizza le imprese, oppresse da altissimi livelli fiscali e burocratici. Anche da oneri impropri dovuti ai ritardi della logistica e alle inefficienze energetiche.

La percezione dello Stato. È visto spesso ostile e comunque incapace di offrire progetti o visioni di grande respiro come quelli di cui avrebbe bisogno la Sardegna.

Le riforme. Decisivi diventano modi e i tempi con cui saranno realizzate le riforme. A cominciare da quella degli enti locali: è fondamentale per ricostruire la coesione regionale e necessaria se il sistema Regione ha davvero l’ambizione di crescere. Allo stesso tempo, sono indispensabili le riforme dell’istruzione e della formazione: sono essenziali per incoraggiare la ripresa. Quindi il cambiamento delle regole del gioco è la strada maestra e la Giunta deve percorrerla in tempi rapidi se vuole uscire dal fallimento dei precedenti governi regionali.

Le risorse. Stessa determinazione la Regione dovrà avere sulle risorse: devono essere garantite con certezza, perché sono la base finanziaria per poter erogare i servizi essenziali, come quelli socio-sanitari regionali.

La sanità. Per ora abbiamo assistito da parte della Giunta solo al desiderio di preparare nuove regole. Ma bisogna che passi subito ai fatti se vuole ridurre, con un piano ragionato e non sconsiderati tagli lineari il peso che la stessa sanità ha ora sul bilancio della Regione, circa il cinquanta per cento delle spese correnti della Sardegna.

La scuola. Siamo alle porte del nuovo anno scolastico e ancora non sappiamo quale sarà il piano per stare al passo con le strategie «Europa del 2020». C’è un gran parlare di edilizia scolastica, i Comuni starebbero per ricevere i finanziamenti per le manutenzioni straordinarie. Ma quando e come suonerà la campanella del nuovo anno scolastico non lo sappiamo ancora.

Il lavoro. Lo sappiamo tutti che è questa la prima e grande emergenza della Sardegna. Nell’immediato è necessario da parte della Giunta dare risposte certe sulle politiche per il lavoro e soprattutto sugli ammortizzatori sociali, che ancora in mancanza di politiche attive sono l’unica garanzia di sopravvivenza per molti lavoratori.

Ora i fatti. La Giunta regionale sta iniziando a rendersi conto della situazione, si guarda ancora attorno ma il sindacato ritiene che i tempi siano ormai maturi per passare dal riflessivo all’esecutivo. È indispensabile che le risposte siano immediate di sicuro sul lavoro, sull’istruzione e la formazione. Questa analisi non vuole essere una valutazione prematura all’operato del nuovo governo della Regione, ma una riflessione sostenuta dal desiderio di una centralità della politica sarda innovativa e vicina ai bisogni reali. I sardi hanno bisogno di fatti, di concretezza nell’affrontare le emergenze e nel tracciare le prospettive a media e lunga scadenza. Per far questo, la Giunta deve abbassare subito il freno a mano.

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