Tutta Sorso si è fermata per l’addio a Mario, 17 anni
I funerali del giovane ucciso da un disturbo cardiaco al ritorno da una festa in spiaggia. Famiglia sotto choc: nove anni fa era morto l’altro figlio, Giorgio, in un incidente
SORSO. Ha ragione don Anselmo a dire che né le parole di Dio né quelle dell’uomo sono sufficienti a consolare una madre che perde un figlio: «Davanti al mistero più grande della vita, l’uomo si ferma, resta in silenzio». Parla alla sua gente, il sacerdote di Sorso, nella basilica di San Pantaleo che accoglie tra le mura un paese intero. Ma parla soprattutto a Daniela e Mauro, i genitori di Mario Oggiano, il diciassettenne che nella notte tra giovedì e venerdì è morto nel villaggio Eden Beach, a casa dell’amico con il quale aveva trascorso una bella serata d’estate in spiaggia. Un malore dovuto con ogni probabilità alla patologia cardiaca della quale il giovane soffriva da tempo ma che mai in passato gli aveva dato segnali preoccupanti. Di certo, come ha appurato il medico legale di Sassari Francesco Serra, Mario non aveva assunto droghe giovedì notte e neppure un quantitativo esagerato di alcol. Lo studente ha perso la vita perché il suo cuore a un certo punto si è arreso, non ha più lottato.
«È la prima volta da quando sono qui – ha detto don Anselmo dal pulpito – che Sorso si ferma. È stato un gesto di grande civiltà quello di interrompere i festeggiamenti dell’importante manifestazione “Calici di stelle”, un segnale di vicinanza a questa famiglia chiamata per la seconda volta a salire sul Golgota e offrire l’ultimo figlio che era loro rimasto». Nove anni dopo la perdita di Giorgio – morto nel 2005 ad appena 14 anni in un incidente stradale – mamma Daniela e papà Mauro rientrano in quella chiesa per accompagnare un altro figlio ancora. Un altro pezzo di vita che devono lasciar andare via per sempre. E come si può sopportare un dolore così immenso? Come possono ritrovare speranza e serenità due giovani genitori che nove anni fa avevano trovato la forza per continuare a vivere solo grazie a Mario? Si stava appena riprendendo Daniela, lo dicevano tutti ieri pomeriggio: «Dieci giorni fa sono andati a cena fuori per la prima volta dalla scomparsa di Giorgio. Non hanno mai accettato la sua morte ma lentamente stavano provando a rialzarsi. Ma adesso cosa succederà? Come faranno ad andare avanti?».
Era la domanda che ogni persona presente ieri nella basilica di San Pantaleo si è fatta dentro di sè quando quella madre vestita di nero è entrata in chiesa sorretta dal marito, con passo lento e un gemito che strappava il cuore. «Ho sentito Daniela, mentre guardava il suo Mario dentro la bara, urlare: “Dove sei Gesù? Perché mi hai abbandonato?” – ha detto il sacerdote – Gesù è qui. E i vostri due figli ora vi guardano, come due angeli custodi. Sentirete la loro presenza, vi accompagneranno passo dopo passo. Non sono andati via, immaginate che siano nella stanza accanto, continuate a sentire la loro voce, a chiamarli per nome senza tristezza e a ridere delle cose che vi rallegravano». Le lacrime incontenibili dei compagni delle Industriali, dei coetanei di Sorso e di Sassari, di chi aveva condiviso con un amico così speciale passioni ed emozioni, ieri pomeriggio erano tutte in quella chiesa gremita. «Ecco la carezza del paese», ha detto il parroco. Una carezza che si è poi trasformata in un applauso lunghissimo quando la bara bianca ricoperta di rose chiare ha lasciato la basilica.
«Se mi ami il tuo sorriso è la mia pace»: le parole che Mario vorrebbe rivolgere alla sua mamma escono dalla bocca di don Anselmo. Insieme a un’immagine quasi di gioia: quella di due fratelli che dopo tanti anni si rincontrano e si riabbracciano. E insieme aspettano di ricongiungersi con mamma e papà. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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