L’Italia, Berlusconi e Renzi Paolo Mieli e la nostra storia
L’ex direttore del Corriere della Sera e presidente della Rcs a Stintino chiAma Sabato ha presentato il suo ultimo libro: da Pericle ai giorni nostri
STINTINO. La riflessione sul passato e la storia attuale dell’Italia, Renzi, Berlusconi e le riforme istituzionali, in un momento cruciale per il Paese. Ne abbiamo parlato con Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri e direttore del Corriere della Sera per tanti anni (dal ‘92 al ‘97 e dal 2004 al 2009), ospite sabato sera di "Stintino chiAma", la manifestazione organizzata dalla Geturhotels con il patrocinio del Comune di Stintino.
“I conti con la storia” il titolo dell’incontro al Country Paradise, che ha preso spunto dal libro omonimo uscito per Rizzoli in cui Mieli analizza 2500 anni di Storia, dalla Grecia di Pericle ai giorni nostri.
I conti con la storia. «L’Italia periodicamente dichiara di voler fare i conti con la storia, ma poi non li fa – ha detto Mieli - alla fine di ogni conflitto politico o bellico i vincitori stabiliscono la loro verità a danno dei vinti, raccontando una storia per cui tutta la ragione è dalla loro parte e tutti i torti sono dalla parte dei vinti. Fare i conti con la storia significa cominciare a riconoscere i torti dei vincitori e le ragioni dei vinti, per capire innanzitutto come sono andati i fatti e poi provare a vedere se è possibile non commettere più gli stessi errori».
Un’operazione che nel libro parte dall’Atene del V secolo ai giorni nostri, passando per la Roma repubblicana, il Medioevo, il Rinascimento, le due guerre mondiali.
«Quando scrivo di storia non ho la pretesa che la mia versione sia definitiva, anzi auspico che a sua volta vengano sempre trovate nuove carte, nuovi documenti, un nuovo punto di vista da cui si vada avanti – ha continuato Mieli - la Storia è rimettere in discussione il passato, accettando anche che una volta che tu l’hai messa in discussione altri lo facciano dopo di te, magari capovolgendo quello che hai detto». Perché non esiste una verità definita una volta per tutte ma soltanto un lungo processo per cui, se ci sono ancora delle cose da dire e da rivedere su fatti accaduti 2500 anni fa, a maggior ragione allora questo è vero per ciò che è accaduto ieri: «Parlo di storia ma in realtà parlo del presente - ha spiegato - sono convinto che quando si chiude un ciclo come per esempio adesso si è concluso il cosiddetto ventennio berlusconiano, è meglio cominciare da subito a fare i conti con il passato per correggersi ed evitare la ripetizione degli errori».
Il presente è storia. Il presente è Storia, soprattutto adesso che il Paese si trova in un momento delicatissimo, tra la conferma della recessione e le riforme istituzionali avviate da Matteo Renzi. L’anno scorso, con Letta al governo, Paolo Mieli aveva auspicato di vedere Renzi alla guida dell’esecutivo.
«Sono rimasto della stessa opinione: di riforme istituzionali, di legge elettorale, di abolizione del titolo V e del Cnel, si parla dal 1980 e non è mai stato fatto niente, per questo trovo straordinario che queste cose siano state messe in fase esecutiva nei primi otto mesi. Un risultato che sembrava incredibile per 34 anni. Gli obiettori di Renzi dicono che le priorità erano altre, bisognava discutere degli aspetti economici. Tutti sono abili a dire che si potevano fare altre cose. Io non sono d’accordo per una questione di merito e di metodo: se non si comincia dalle regole generali poi è impossibile procedere».
Le riforme. Anche perché, secondo il presidente di Rcs, la riforma è il punto cardine da cui partire per andare avanti anche con le politiche economiche.
Ma allora, Renzi ce la farà a risollevare a salvare l’Italia? «Sulla riforme Renzi è andato avanti incontrando grandissime resistenze, è uno che va fino in fondo e questo è fondamentale per capire come si comporterà quando agirà su temi economici. Certo, io sono un analista, non un tifoso politico, quindi dico che non è detto che una volta ottenuto il risultato della riforma istituzionale è sicuro che tutto il resto verrà. La partita è ancora da giocare ma per adesso quello a cui abbiamo assistito è qualcosa di unico, di clamoroso».
Quale ventennio. E a proposito del ventennio che abbiamo alle spalle, «Per assonanza col ventennio mussoliniano lo chiamiamo ventennio berlusconiano, ma Berlusconi è stato al potere per nove anni, in undici ci sono stati i suoi oppositori, per cui commettiamo un arbitrio a definirlo in quel modo – ha detto Mieli - se nel ventennio mussoliniano fossero stati al potere Gramsci, Turati, nessuno avrebbe parlato di ventennio mussoliniano. Noi invece diciamo ventennio per nascondere che per undici anni, hanno governato altri. E quindi il prodotto di quello che c’è oggi è quantomeno da dividere in due. Ma per facilitare il compito e dire “Io non c’entro” si imputa tutto a Berlusconi, facendo una cosa molto sleale». Lo dice da uno che sta dall’altra parte, da elettore dichiarato del centrosinistra: «Berlusconi è stato molto intelligente, nel momento più basso della sua vita politica, ad accettare di avere un rapporto interlocutorio con i suoi avversari politici e partecipare a questo processo riformatore mantenendo i suoi impegni. Tutti pensavano che una volta condannato sarebbe uscito di scena come nel film il Caimano, che era una persona di cui non ci si poteva fidare e che quindi a metà del cammino avrebbe pugnalato Renzi: bisogna realisticamente prendere atto dire che non ha fatto né l'una né l'altra cosa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google