La Nuova Sardegna

Ospitalità, la Regione e quel decalogo dell’antica virtù sarda

di ANNA SEGRETI TILOCCA e SILVIA DE FRANCESCHI
Ospitalità, la Regione e quel decalogo dell’antica virtù sarda

di ANNA SEGRETI TILOCCA e SILVIA DE FRANCESCHI I viaggiatori che nei secoli hanno percorso la Sardegna in lungo e in largo, per lavoro, per diletto o per completare la loro cultura, ci hanno...

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di ANNA SEGRETI TILOCCA

e SILVIA DE FRANCESCHI

I viaggiatori che nei secoli hanno percorso la Sardegna in lungo e in largo, per lavoro, per diletto o per completare la loro cultura, ci hanno lasciato memorabili descrizioni dell'isola: ne estrapoliamo quelle secondo noi più significative che ne esaltano quella sacra "virtù" che era l'ospitalità.

Scriveva nel 1776, nel suo "Rifiorimento della Sardegna proposto nel miglioramento di sua agricoltura", il gesuita piemontese Francesco Gemelli, professore di eloquenza latina all'università di Sassari: «Non avendo questo regno al par della Corsica pubblici alberghi od osterie, supplisce a un tal difetto la molta cortesia de' paesani; conciossiachè sien veramente i Sardi nella ospitalità emulatori delle più colte nazioni, e imitatori della cordialità de' tempi eroici e de' patriarcali».

Nel 1792 l'abate Matteo Madao sottolineava: «Di nuovo ricordiamo la cortese ospitalità, la cordiale beneficenza, la sincera amicizia, e l'officiosa umanità, che gli antichi e moderni scrittori esteri lodarono e ammirarono come propria dei Sardi anche verso le persone straniere, sconosciute, ingrate».

Gaspare de Gregory, nel 1847, apprezzava dei sardi: «La sincera cordialità colla quale accordano l'ospitalità ai viaggiatori». Anche il gesuita Antonio Bresciani nel volume IV delle sue "Opere" edite nel 1866 dedicava un intero capitolo alla "Ospitalità de Sardi", antica virtù della nostra gente.

Il medico-antropologo Paolo Mantegazza, che nel 1869 aveva fatto parte della commissione d'inchiesta inviata in Sardegna per individuare i problemi dell'isola, scriveva: «Molti fra i viaggiatori della Sardegna, più maligni indagatori del male che sapienti osservatori, si guardano bene dall'ammirare la larga, la generosa ospitalità dei Sardi. Io invece che ingenuamente ammiro il bene dovunque lo trovo, io che ho trovato inospiti molti paesi selvaggi, non finisco né finirò mai di ammirare la calda, la franca cortesia di quelli isolani».

Infine la guida del Touring club italiano del 1918 dipingeva la Sardegna come un'isola dove il turista poteva ancora ammirare paesaggi incontaminati, di una bellezza sconvolgente: «L'ospitalità sarda non è un mito, si manifesta in tutte le classi, in tutti i gradi ed in tutti i modi, in una misura che stupisce il continentale, ed in maniera cordiale, toccante, di cui non ha idea. Bisogna far molta attenzione a non ferire la suscettibilità dell'ospite con profferte di compensi, che pur sembrerebbero dovuti e naturali».

Anche la neonata Regione Sardegna pensò bene di istituzionalizzare questo patrimonio "sacro" tanto da bandire nel 1954 un concorso per la redazione di un decalogo dell'ospitalità: ne selezionò 5 di cui riportiamo le parti più significative.

Nel primo, contrassegnato dal motto "Arasolè", le regole a tutela dell'ospitalità recitano fra l'altro: «L'ospitalità è antica e sacra tradizione del popolo di Sardegna, la nostra solitudine di isola sia un asilo caldo di nativa simpatia. Una norma impone di conservare intatto il patrimonio naturale: la verginità della nostra isola sia caratteristica attra. zione ad evasione da altri ambienti; non sia violata da forme imitate di sfruttamento commerciale. Non tendere insidie al forestiero: in Sardegna c'è il cinghiale feroce, ma non il serpe velenoso! Quanta saggezza ed insieme quale sottile ironia trapelano da quest'ultimo invito! Un ulteriore richiamo è destinato a sollecitare nel turista un ricordo che sarà nostalgia di ritorni».

Il secondo, intitolato "Corallo più roseo", prescrive che non bisogna abusare della fiducia del "forestiero": «Sii giusto nelle tue pretese e svolgi le tue mansioni con delicatezza e comprensione». Oggi invece i media raccontano episodi spiacevoli che non fanno onore alla nostra proverbiale accoglienza. Ma un rimedio ci sarebbe e si trova scritto proprio in questo decalogo: «Aiuta cortesemente con i tuoi consigli e con la tua compagnia, se indispensabili, il forestiero a conoscere le attrazioni e le bellezze della tua terra e fai in modo che chiunque visiti la tua terra senta il desiderio vivo di rivederla. Ogni cittadino può diventare guida turistica!».

Il terzo, "Il tuo fascino affratella ciò che il mondo separò", è ancora più notevole, perché quasi tutti i suoi dettami si pongono a tutela del turista che, indicato sempre con lettera maiuscola, conosce altri luoghi e altri costumi e, in parole povere, potrebbe rimpiangerli se trovasse presso di noi ostilità e maleducazione.

"Perché da noi si onori l'ospite" è il quarto decalogo. Ribadito che l'ospite è sacro, detta: «Non sia solo il denaro che il forestiero spende a sollecitare la nostra cortesia, ma il senso tradizionale dell'ospitalità sarda, e non il contrario! Per promuovere l'artigianato locale si suggerisce di arredare le case dove alloggia il turista con arredi di fattura nostrana che esaltino la ricchezza spirituale dell'artigianato sardo. Si raccomanda la distinta quiete delle città, dei villaggi e delle borgate perché il forestiero goda la pace sognante dei silenzi della nostra terra. Per accentuare il significato del turismo come risorsa, lo si paragona a una ricchezza grande quanto quella che sgorga dalla pienezza delle spighe e dal rigoglio dei pascoli».

L'ultimo decalogo è scritto in sardo a partire dal motto. Quale sardo? Non ci interessa, è talmente bello, intenso e comprensibile che chiunque ne può apprezzare il contenuto, anche senza la nostra libera traduzione, che ne fa perdere in qualche misura il senso che lo ha ispirato.

"S'odiu in sas vilesas nos opprimit/ s'amore nos elevat et redimit". 1) Brama s'istranzu, o Sardu, si disizas progressu in sas nadi'as terras caras; 2) Rezi s'istranzu cun su risu in laras e cun sensados faeddos gentiles; 3) Allozalu s'istranzu de ziviles modos da's signu si lu contivizas; 4) Istimalu s'istranzu haelu in contu comente tenes contu unu tesoro; 5) Aggiualu s'istranzu a bonu coro, chirca 'e l'appagare ogni pidinu; 6) Cunfortalu s'istranzu si destinu ingratu l'hat battidu a mal'affrontu; 7) Difendelu s'istranzu a dogni costu ca t'est sacru si l'has in domo tua; 8) Cunpatilu s'istranzu e tene in cua calchi peccadu 'e indelicadesa; 9) Onoralu s'istranzu cun franchesa e collocalu sempre in dignu postu; 10) Ama s'istranzu cun fide gagliarda. Pro bene tou e de s'Isula Sarda.

Ed ecco la traduzione: L'odio nella viltà ci opprime, l'amore ci éleva e redime. 1) Desidera il forestiero, o Sardo, se vuoi il progresso in terra natìa; 2) Ricevi il forestiero col sorriso sulle labbra e con sensate gentili parole; 3) Alloggia il forestiero con modi gentili e mostragli che ti sta a cuore; 4) Stima il forestiero tienilo in conto come tieni in conto un tesoro; 5) Aiuta il forestiero di buon cuore, calmane ogni affanno; 6) Conforta il forestiero se ingrato destino l'ha portato a un triste momento; 7) Difendi il forestiero ad ogni costo, perché ti è sacro se è a casa tua; 8) Compatisci il forestiero e perdonagli qualche peccato e indelicatezza; 9) Onora il forestiero con sincerità e collocalo sempre in un posto degno; 10) Ama il forestiero con fede gagliarda per il bene tuo e dell'Isola Sarda.

Della sorte di questi decaloghi non sappiamo nulla; certo è che questi consigli, vecchi di 60 anni, conservano un'attualità incredibile.

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