La Nuova Sardegna

L’energia afrobeat nel sax di Seun Kuti

di Walter Porcedda
L’energia afrobeat nel sax di Seun Kuti

Il giovane figlio d’arte stasera a Cagliari con la sua band «Onorato di tornare dove suonò mio padre»

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CAGLIARI. L’afrobeat sta tornando. Magnetico e coinvolgente più che mai. Quell’ipnotico ritmo che mescola roots yoruba, funky, soul e jazz, impossibile da ascoltare stando fermi è di nuovo tra noi, questa sera dalle 22 sul palcoscenico della ex S’Arena di viale Poetto, nel litorale quartese, con un live a denominazione d’origine controllata quale è quello della magica orchestra Egypt 80, guidata dal giovane figlio d’arte del carismatico nigeriano Fela Kuti, cioè Seun, nel concerto recuperato in extremis da Jazz in Sardegna per il festival originariamente programmato al Parco della musica, poi cancellato per diktat del Comune. Giovane, ma già con la stoffa del leader. Seun, 31 anni, del padre, oltre a condividere lo stesso strumento (sax alto), tiene alto il vessillo della lotta componendo e suonando sulla via segnata dal geniale Fela. Seun d’altra parte è dall’età di 9 anni che calca il palcoscenico, cantando e suonando con gli Egypt 80, l’orchestra messa su da Fela. Con questa ha registrato tre album eccellenti. Da “Think Africa” del 2007 a “From Africa with Fury” del 2008 e il recente “A Long way to Beginning” che sta presentando proprio con il tour che fa tappa oggi in Sardegna . Un album attento al confronto con le ultime tendenze dell’hip hop e del jazz. Sta incontrando un buon favore nelle capitali europee e in Africa stessa, dove si sta registrando un grande ritorno dell’Afrobeat. “Sì, è vero _ riconosce Seun Kuti _ in realtà l’Afrobeat più che un genere o uno stile musicale è piuttosto un vero movimento che mio padre ha iniziato tempo fa. Noi teniamo accesa quella fiamma portandola nel ventunesimo secolo”.

In effetti, l’ultimo suo album “A Long way to the Beginning” contiene un forte e spiccato messaggio politico. Non solo musicale.

«Già nel titolo del disco si vuole dire che c’è ancora una lunga strada da percorrere prima di riuscire a cambiare il mondo in cui viviamo. Contemporaneamente si riferisce anche al viaggio già percorso e ancora da percorrere dal movimento dell’Afrobeat e della band Egypt 80».

Una fantastica orchestra, Egypt 80, con una gloriosa storia alle spalle e piena di super musicisti. Qual è stato il suo approccio nei loro confronti e quale è il suo ruolo all’interno della band?

«Adesso sono io il leader di questa band con la quale ho iniziato a suonare sin da piccolo. Con loro mi sono ritrovato assieme sul palco, quando, avevo 14 anni, mio padre se ne è andato».

Qual è stata l’eredità musicale e politica più importante di Fela?

«Fela è ancora qui tra noi. E vive. Ci guida come fosse una grande energia e una forza straordinaria. Sia per la politica che per la musica».

Tornando alla musica. Oltre al jazz si è accostato da tempo e con interesse all’hip hop più evoluto?

«Effettivamente amo questo genere musicale. E ho voluto infatti collaborare nel mio ultimo album con M1 nel brano “IMF” e lo stesso produttore del mio disco, Robert Glasper è uno che ha un piede dentro l’hip hop e l’altro nel mondo del jazz».

Non è la prima volta che Seun visita la Sardegna. In realtà l’ultima volta è stato tanto tempo fa al seguito del padre chiamato per un concerto all’interno dello stesso festival?

«Conosco chi organizza Jazz in Sardegna e ricordo che invitarono tempo fa mio padre per un concerto. Sono grandemente onorato di tornare qui per suonare nello stesso festival.

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