La Nuova Sardegna

Le ragioni di Medea, Carmen e Cassandra

di Sabrina Zedda
Le ragioni di Medea, Carmen e Cassandra

A Nora tre miti al femminile raccontati da Vanessa Gravina e dalla danza di Rossella Brescia

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PULA. E se avessero potuto parlare per spiegare le loro ragioni, che cosa avrebbero detto Carmen, Medea e Cassandra? Forse, che hanno amato troppo.

Su questo filo si dipana “Carmen, Medea, Cassandra. Il processo”, lo spettacolo di Luciano Cannito, con protagoniste l’attrice Vanessa Gravina e la danzatrice Rossella Brescia, andato in scena sabato nel suggestivo Teatro romano di Nora, e ieri nel complesso nuragico di Tharros, per la stagione estiva di danza allestita dall’associazione Enti locali per lo spettacolo.

Tre protagoniste del mito e della letteratura di tutti i tempi, colpevoli di tradimento, infanticidio e dell’inutile capacità di vedere il futuro, diventano, nella coreografia concepita da Cannito, il pretesto per raccontare, attraverso il loro immaginario processo, delle storie con gli occhi delle donne. Stravolgendo così l’unico punto di vista finora conosciuto: quello maschile. Il tempo d’ambientazione delle storie originali è superato in questo lavoro: la Carmen dell’inizio della scena non è una zingara ottocentesca, ma una profuga dei giorni nostri appena sbarcata a Lampedusa, insieme a centinaia di altre vite disperate. Così come Medea è una donna che, chiamata in tribunale per spiegare come sono morti i suoi figli, è a un pubblico di avidi telespettatori che è costretta a rimettersi per la sentenza. E’ ambientata in una Sicilia degli anni ’50, invece, la storia di Cassandra, in rotta di collisione con un paese lontano dalla storia in cui a decidere è ancora il potere maschile. Sotto la luna piena che si riflette sul mare luccicante dietro al palco, danza e parola recitata si alternano, e a tratti si mescolano, in un groviglio di passioni e testimonianze. Quelle di eroine che non cercano clemenza o perdono, ma vogliono semplicemente spiegare il perché del loro agire, dettato, ammettono, dall’aver amato e vissuto con veemenza. Il lavoro (che vede in scena anche il ballerino Amilcar Moret e l’attore Gennaro Di Biase, insieme ai solisti e al corpo di ballo della Compagnia Dce DanzItalia) anche se godibile nell’insieme, non mantiene tutte le promesse: in più punti i temi trattati presentano delle forzature, e tra le due protagoniste il ruolo di Rossella Brescia sembra prevalere, col rischio per la Gravina, a cui comunque sono affidate parole importanti, di divenire quasi una comparsa. “Carmen, Medea, Cassandra. Il processo” aderisce alla campagna contro la violenza alle donne “#nemmenoconunfiore”: parte del ricavato dalla vendita dei biglietti andrà a finanziare centri d’accoglienza che a settembre apriranno all’interno di tre pronto soccorso degli ospedali di Genova, Trieste e Roma.

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