La Nuova Sardegna

Il concerto di Seun Kuti Funk per dare voce all’Africa

di Andrea Musio
Il concerto di Seun Kuti Funk per dare voce all’Africa

Protesta in musica dell’artista nigeriano figlio del grande Fela "Black President" Pubblico poco numeroso per le incertezze iniziali sulla location del concerto

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QUARTU. Ipnotico, travolgente e irresistibile Seun Kuti. L’erede più giovane del mitico Fela Kuti ha messo in scena, martedì sera per il secondo appuntamento del cartellone estivo di Jazz in Sardegna, un concerto esplosivo. Un viaggio virtuale nell’Africa nera con lo sguardo rivolto verso l’occidente ma con fierezza. Segue le tracce segnate dal padre, soprannominato il "Black President", e considerato il più importante artista africano e attivista socio-politico del ventesimo secolo. Parla della sua Africa e del suo rapporto con l’occidente. «Quando i vostri politici vi dicono che stanno usando i vostri soldi per aiutare l’Africa, non credetegli – urla a gran voce dal palco de S’arena dove si è svolto il concerto – Usano quei soldi per arricchire chi è già ricco».

Usa sarcasmo ma parla in maniera diretta, tra un brano e l’altro. Spiega il significato delle canzoni per non lasciare dubbi sul contenuto delle liriche di estrema importanza nelle composizioni del musicista nigeriano poco più che trentenne. «L’austerità in Africa è iniziata dieci anni fa. In tutti questi anni l’Europa e l’America hanno cercato di insegnarci le vie per uscire dalla crisi. Considerati i tempi – dice – i politicanti dei due continenti non sono stati dei bravi insegnanti». Ed ancora parla della fierezza delle donne di colore, quelle che non pensano solo alla bellezza, stereotipo di altre terre, ma le incita all’uso dell’intelligenza e della caparbietà che le contraddistingue. Anche dal punto di vista musicale Fela Kuti è stato di grande ispirazione. Così se l’afro-beat è alla base del sound, un mondo intero di musica moderna si va ad aggiungere ad una miscela che risulta irresistibile.

E se la passione per Miles Davis non passa inosservata, la platea ha bisogno di pochi istanti per aprire le danze tra le note Funk che fa muovere le gambe ed i ritmi africani, accompagnati dalle danze del frontman, fa vibrare le corde dell’anima con un suono ancestrale profondo e suadente. Non ci si poteva aspettare diversamente, considerati i musicisti sul palco. Una formazione di tredici elementi, compresi gli Egypt 80, ancora una volta ereditati da Fela Kuti. Jazz, salsa, calypso, highlife a cui si aggiungono il rap, reggae, new soul e tanto altro ancora nella performance di circa due ore, costantemente su alti livelli. Nove brani in tutto tra l’inglese ed il nigeriano. “Ohun Aiye” da il La alla serata. Poi “Vip”, “African Airlines” in cui parla del sistema economico africano, “Imf”, “Black woman”, “Kalakuta Boy” per poi chiudere con “You can run” con il pubblico in visibilio, circa duecento persone, un numero quasi insignificante vista la portata dello show ed il nome in cartellone che avrebbe dovuto far registrare il tutto esaurito, ma che, dopo l’esclusione dal Parco della Musica, si sono create incertezze per lo spazio nel quale mettere in scena lo spettacolo e confusione fra gli spettatori. Il risultato è stato una arena concerti semi deserta ma che per fortuna non ha compromesso l’andamento della serata, grazie alla band sotto i riflettori, in piena forma.

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