La Cisl: sul lavoro Pigliaru va a rilento
Il segretario Oriana Putzolu accusa la giunta di non aver saputo affrontare l’emergenza degli ammortizzatori sociali
CAGLIARI. L’attacco è a testa bassa, diretto e micidiale. La firma sulla dichiarazione di guerra è della segreteria regionale della Cisl: «I tempi della Giunta regionale sono troppo lenti per rispondere con la necessaria tempestività alle emergenze della Sardegna e ai bisogni dei lavoratori. Senza risposte immediate, il sindacato è pronto sin da subito alla mobilitazione che «non sarà semplice protesta, ma un dovere in difesa dei diritti dell’isola». Sono peggio di un avvertimento e hanno i toni aspri dell’ultimatum, le parole scelte dalla segreteria della Cisl, guidata da Oriana Putzolu. È una presa di posizione dura, quasi inaspettata e che arriva a poche settimane dal giorno in cui sembrava essersi riallacciato il dialogo fra la Giunta e i sindacati. A far precipitare i rapporti è stata certo la vertenza sulla scadenza degli ammortizzatori sociali, e la Cisl lo dice proprio. «La fine della cassa integrazione in deroga rischia di abbandonare al loro destino oltre duemila lavoratori. Per alcuni anni questi lavoratori e le loro famiglie si sono "salvati" e hanno sbarcato il lunario grazie all'indennità straordinaria concessa, sia pure con grande ritardo, dallo Stato».
Ora «che questo sostegno è finito per sempre – prosegue la Cisl – deve intervenire la Giunta ma ci siamo resi conto che ha tempi troppo lenti rispetto alle emergenze». Lo stesso assessore al Lavoro, Virginia Mura, ha denunciato che «la fine degli ammortizzatori potrebbe mettere a rischio la coesione sociale», ma – secondo la Cisl – «a questa condivisa preoccupazione non c’è stata un’adeguata risposta da parte della Giunta». Che avrebbe avuto, è scritto nel comunicato tutto il tempo d’intervenire: «La fine della mobilità in deroga è stata annunciata dal Governo con largo anticipo, ma l’emergenza non è stata aggredita con la necessaria forza dalla Giunta». Per proseguire: «Fin dal primo incontro con il presidente Pigliaru, quando era stato appena eletto, la Cisl ha sollecitato un programma straordinario per rilanciare l’occupazione. Ma invece la Giunta ha preferito muoversi lungo altre strade convinta che il lavoro sarebbe arrivato da provvedimenti settoriali». Purtroppo è l’amara constatazione della segreteria regionale della Cisl «le cose sono andate molto diversamente», con subito dopo un lungo elenco di peccati commessi dalla stessa Giunta.
«Il piano straordinario per l'edilizia scolastica è stato formalizzato soltanto a luglio, ma attende ancora di completare il suo normale iter burocratico. Anche la riapertura di alcuni cantieri pubblici è solo una goccia in un deserto di interventi. Stesso discorso vale per il finanziamento a favore dell'edilizia sanitaria: è ben lontano dal trasformarsi subito in salari e stipendi per i lavoratori». Ma la Cisl, com’è suo costume non si limita ad affondare i colpi, propone quelle che potrebbero essere le soluzioni: «La crisi in Sardegna – scrive – è tanto preoccupante da richiedere dal governo della Regione due livelli d'interventi: il primo, di carattere straordinario, per affrontare l'emergenza immediata. Poi il secondo per mettere mano in modo sistematico al riassetto regionale in tutte le sue parti». La conclusione della dichiarazione di guerra è secca: «Il sindacato non può più aspettare risposte a problemi che, se risolti, potrebbero imprimere veramente una svolta all'economia sarda: questione energetica, piano industriale, programma di sviluppo rurale, insularità, chimica verde, trasporti, bonifiche dei siti inquinati, forestazione, dotazioni infrastrutturali, recupero beni ambientali e culturali». Con le ultime righe del comunicato davvero di fuoco: «In mancanza di risposte adeguate la mobilitazione dei lavoratori più che una semplice protesta sarà un dovere sindacale». (ua)
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