Cappellacci: Firino è irrilevante
Cultura, l’ex governatore contro l’esecutivo: «Risorse solo per i colleghi baroni»
CAGLIARI. I sei milioni di euro che la Regione ha elargito a enti e associazioni, tre in meno dell’anno scorso, hanno fatto scendere sul piede di guerra gli operatori, che hanno accusato la giunta Pigliaru di scarsa sensibilità per lo spettacolo. Critiche che per l’assessore Claudia Firino hanno sbagliato obiettivo. Per la titolare della Cultura la responsabilità dei tagli è di chi li ha preceduti dal governo della Regione. Ovvero di Ugo Cappellacci. Che dunque, chiamato in causa, replica a muso duro alla Firino. «Se ogni volta che non ottiene un risultato dà la colpa ai predecessori – tuona l’ex governatore – l'assessore sta ammettendo involontariamente la propria irrilevanza e la propria incapacità di incidere sulle materie di cui si dovrebbe occupare. Il rischio è che perfino i compagni più ortodossi si chiedano a cosa serva un nuovo assessore». Per Cappellacci la Firino «sfoga indebitamente contro di noi la sua frustrazione, perché gli assessori pigliatutto della sua giunta le stanno facendo mancare ruolo, funzioni e risorse. Infatti, mentre altri coccolano quelle Università che rappresentano anche il loro ambiente di provenienza e neppure la invitano quando si firmano atti importanti come l'intesa sul campus di Cagliari, lei viene lasciata sola a gestire poche risorse e a trovare le solite scuse. Forse farebbe meglio se iniziasse a fare l'assessore». Nella sua replica Cappellacci rivendica poi l’impegno della sua giunta proprio per la cultura. «Pur con mille difficoltà con i tagli subiti dallo Stato e con il cappio di stabilità, abbiamo considerato sempre la cultura e la pubblica istruzione come un’area da considerare nella sua interezza. Oggi vediamo invece i primi sintomi di una giunta che assicura risorse e attenzione ai colleghi baroni, ma dimentica tutto il resto. A parole la sinistra rivendica sempre una superiore attenzione alla cultura, ma la pratica solo quando è all'opposizione perché ogni volta che va alla guida di una città, di una regione o del governo tradisce le aspettative». (al.pi.)
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