L’energia della Brass Bang! E le mani magiche di Sosa
Time in jazz: incantano il pianista cubano e la formazione di ottoni
INVIATO A BERCHIDDA. Aria di festa a Time in jazz tra danzatori di tip tap, eclettici pianisti e rutilanti band. Proprio alla maniera delle marching band, la Brass Bang!, la più fantasiosa delle formazioni di Paolo Fresu, mercoledì sera in piazza del Popolo, si è fatta strada tra il pubblico (finalmente l'arena quasi al completo. Tra gli spettatori c'è anche il ministro alla Cultura DarioFranceschini) a suon di fiati. Un ingresso teatrale nello spirito di questa formazione all stars lucidata di ottoni che oltre al patron del festival mette assieme il newyorchese Steve Bernstein, uno dei pochi a suonare la tromba a culisse in modo strepitoso, l'esuberante Gianluca Petrella gloria nazionale del trombone, e il magico Marcus Roja, imponente quanto il suo gigantesco basso tuba che suona in maniera celestiale. Formazione più che collaudata, approdata sul palco va a memoria seguendo una scaletta sperimentata tra omaggi al mainstream (il “Black and Tan” di Ellington all'inizio), composizioni di Fresu e cover pop. La direzione è quella intrapresa per primo dal compianto trombettista Lester Bowie che fondò la Brass Fantasy e al quale la Brass Bang! rende omaggio nell'avvolgente “Zero”. Ma da quella iniziale ispirazione il quartetto di strada ne ha percorso e oggi sul palco si presenta con un repertorio vario e ricco di spunti, pur mantenendo l'imprinting iniziale. Che ha nel formidabile Marcus Rojas, coadiuvato da Petrella, l'indispensabile ancoraggio ritmico, il cuore pulsante di ogni brano, il cui tema viene lanciato e rifinito poi dalla tromba lirica di Fresu e quella di Bernstein. Nascono così “Dissonanze cognitive” di Fresu e gli altri pezzi (“Shorty” di Bernstein, “Coral” di Rojas, la collettiva “Electric clams”) tra cui spicca una bella versione della rollingstoniana “As tears go by” suonata all'unisono e una frizzante “Guarda che luna” di Fred Buscaglione introdotta in modo superbo e guascone da Petrella fino all'originale rilettura di “No potho reposare”.
Ed è un pittoresco incontro a chiudere la serata, quello tra il pianista cubano Omar Sosa, avvolto come sempre in turbanti e foulard bianchissimi e il danzatore Tamango coadiuvati dal percussionista Gustavo Ovalles. Meno jazz ma tanto show all'insegna del divertissment e del crossover tra differenti linguaggi, così caro al pianista cubano, tale da riscaldare la platea intirizzita dalle folate del maestrale. Quello offerto dai tre è una sorta di evento multimediale che al pianismo frizzante, tutto volute e attraversamenti latin con richiami all'afro etc... di Sosa, risponde la contrappuntistica danza di Tamango. Un tip tap martellante e ripetitivo inteso come espressione musicale in dialogo con quella di Sosa, indaffarato tra piano e tastiere. Nel fondale di scena scorrono video, croma key e riprese in real time che ammiccano al tema del festival, quello dei piedi. Tamango è un virtuoso che non sta mai fermo con il suo flamenco. Una macchina da guerra e tap. Cambia costume di continuo, ora una tuta di piume rosse, quasi una citazione dell'Uccello di fuoco di Stravinskij, con penna sulla testa, poi indossa maschere tribali africane con evoluzioni che mandano in visibilio la platea. Coda finale l'esibizione del maestro di launeddas Luigi Lai con i ballerini del gruppo folk di Sestu, e inserimento finale del Tamango e dei suoi tap, Sosa, flicorno di Fresu e percussioni varie.
Oggi festa finale con Fanfara Tirana e Transglobal Underground. Prima, alle 21.30 c'è il "Futbol" da Soriano con Peppe Servillo, Javier Girotto, sax, e Natalio Mangalavite al piano. La mattina (ore 11) a S. Caterina replica del concerto della Brass Bang! E pranzo berchiddese. A San Michele (ore 18) canto a chitarra con Daniele Giallara, Gianmichele Lai e Carlo Beddu all'organetto.
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