I vescovi in campo per l’emergenza lavoro
In tutte le chiese della Sardegna preghiere e omelie centrate sulla giustizia sociale e sulla solidarietà
SASSARI. Il dramma della disoccupazione e l'odissea dei cristiani perseguitati in diverse parti del mondo - in questi mesi soprattutto in Medio Oriente - sono risuonati con identica forza il giorno di Ferragosto nelle chiese parrocchiali e nelle cattedrali della Sardegna. Quando lotte, proteste, documenti, scioperi e manifestazioni hanno esaurito, senza successo, la forza propulsiva il credente si affida alla preghiera. Monsignor Giovanni Dettori, vescovo di Ales-Terralba, spiega le ragioni di questo ricorso eccezionale dei vescovi - nel giorno liturgicamente dedicato all'Assunta - a una catechesi sul dovere cristiano della solidarietà e della giustizia sociale: «Non sappiamo più a chi rivolgerci, a quali porte bussare, per rilanciare e far accogliere la disperazione della nostra gente che chiede lavoro, occupazione, dei giovani che non vogliono emigrare ma realizzare nella nostra terra i loro giusti progetti di vita». Dettori non è per nulla d’accordo sul modo in cui si sta definendo la vicenda Keller. «Mi sembra una presa in giro. C'erano i soldi, le commesse, i lavoratori, perché si è atteso tanto per avviare la produzione? Di chi è la colpa? Chi trae vantaggio da questa situazione? Nessuno risponde ai miei interrogativi. La realtà – dice il vescovo di Ales – è che 287 operai pronti a entrare in fabbrica ne dovranno uscire per rassegnarsi all'assistenzialismo». Il presule campidanese non teme la polemica. «Vogliono toglierci – dice – anche il nuovo ospedale di san Gavino. Tanto vale portare tutto a Cagliari: uffici, scuole, caserme dei carabinieri. Non si rendono conto che questo accentramento significa far morire il territorio?».Monsignor Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias, delegato dell'episcopato sardo per la pastorale sociale e del lavoro, ieri l'altro ha invitato i fedeli di Domusnovas, alla messa del mattino, e Iglesias, nel pomeriggio, a recuperare e vivere l'armonia di anima e corpo. Il messaggio dei vescovi sardi è chiaro: «Ogni spiritualità cristiana – dicono i presuli – deve fare i conti col discernimento necessario a vivere con i sentimenti di Cristo le relazioni storiche: amicizia, lavoro, tempo libero, malattia, sport».
Il 19 marzo i vescovi hanno pubblicato la lettera pastorale - "Un cammino di speranza per la Sardegna" - su alcuni problemi sociali e del lavoro, cui ha fatto riferimento nella sua omelia ferragostana il nuovo presule di Lanusei. «Dobbiamo creare – dice monsignor Antonello Mura – una nuova cultura del lavoro fondata sulla dignità dell'uomo con processi formativi adeguati ispirati alla dottrina sociale cristiana».
«L'Assunzione di Maria in corpo e anima - ha aggiunto l'arcivescovo di Sassari Paolo Atzei – ha una valenza teologica, sociologica e pastorale che il cristiano deve saper armonizzare nella vita di tutti i giorni». I vescovi sardi sono stati di una chiarezza estrema, che non lascia alibi a preti e laici impegnati. Niente più chiusure nella sicurezza delle sacrestie, ma rimboccarsi le maniche: «Celebrare l'Assunzione di Maria con un'attenzione sapiente all'intera realtà umana, che si realizza anche con una partecipazione attiva alla costruzione dell'umanità secondo il progetto di Dio nella verità, nella giustizia, nella carità». Il concilio Vaticano II è esplicito: il cristiano che non si adopera per migliorare il mondo, mette a rischio la propria salvezza eterna.
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