La Nuova Sardegna

Stagione lunga per decreto l’assessore la boccia

di Luca Rojch
Stagione lunga per decreto l’assessore la boccia

Francesco Morandi: «I vacanzieri si attirano con proposte e non con delibere Inutile ritardare l’apertura delle scuole, il nostro target sono gli stranieri»

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SASSARI. Il generale inverno trema un po’. In Italia si moltiplicano sindaci e assessori che prendono la penna in mano e con un gesto netto allungano l’estate di un altro mese. Per delibera. Sulla carta un’idea geniale.

La ricetta per inventare la stagione lunga sembra essere a portata di mano. Ma qualche dubbio viene. Che le nuvole si allontanino per decreto e il sole possa risplendere un mese oltre il solito richiede un ottimismo sfrenato.

A lanciare l'idea è stato il sindaco di Pesaro, che ha ordinato a negozi e attività di mantenere l'assetto balneare fino a metà settembre. Ora il virus dilaga. E in uno strano e forse insensato contagio si invoca anche qua l'allungamento della stagione per decreto. Un po’ come chiedere all'acqua del mare di essere sempre tiepida e alle giornate sempre luminose. Ma che questo non sia il migliore dei mondi possibili l’assessore regionale al Turismo Francesco Morandi lo sa benissimo. Sorride divertito davanti alla proposta. «Magari si potesse allungare la stagione con un colpo di penna – dice –. In realtà è tutto infinitamente più complesso. Il risultato deve portare a un flusso di vacanzieri durante tutto l’anno. Ma questo è un processo complicato e lungo. Non basta decidere per delibera»

Il mercato. L’assessore boccia anche l’idea di far aprire le scuole più tardi. «Non servirebbe a nulla – dice –. Per prima cosa non si crea turismo se si lasciano i ragazzi in giro. Poi la Sardegna anno dopo anno diventa sempre più una meta scelta dagli stranieri e sempre meno dagli italiani. Per noi l’impatto di una scelta simile sarebbe nullo».

L’accoglienza. Morandi fa capire come la macchina della accoglienza sia complicata da avviare e sia il risultato di uno sforzo congiunto. Ma la Regione deve esser e la scintilla che avvia il motore. «Non si cambia il ciclo economico con un atto amministrativo. Si possono favorire atteggiamenti che portano a un miglioramento dell’accoglienza. E noi su questo dobbiamo lavorare molto».

L’assessore con calma spiega la differenza tra ospitalità e accoglienza. Non una questione semantica, ma di sostanza. «I sardi sono naturalmente ospitali – continua – . Le nostre comunità si distinguono per questa loro naturale apertura verso l’ospite. Ma l’accoglienza è qualcosa di più. È offrire al turista quello che cerca, dare a lui occasioni per voler tornare in Sardegna».

La rivincita del passaparola. Morandi non ha dubbi. «Al dilà di qualsiasi campagna di marketing che noi dobbiamo fare – continua –, rimane il passaparola il migliore biglietto da visita per la Sardegna. Una buona recensione, un consiglio che si dà all’amico diventa la migliore pubblicità. Non dobbiamo dimenticarlo».

I trasporti. C’è molto da fare anche su questo. «Si devono creare collegamenti diretti, che sono tra i motivi principali di chi sceglie la vacanza. Ormai si utilizza sempre più internet, si punta sempre più sul last minute. Non dobbiamo subire questa rivoluzione, la dobbiamo cavalcare».

L’evoluzione. «Dobbiamo creare nuove motivazioni che portino i turisti anche nei mesi in cui il mare non è attrattivo. E lo si può fare solo se catturiamo l’interesse del nostro target, i mercati nord europei. E nello stesso tempo mantenere collegamenti diretti con questi territori. Ma nello stesso tempo dobbiamo convincere i nostri operatori a mantenere le strutture aperte. È un processo che noi come Regione dobbiamo avviare».

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