La Nuova Sardegna

Contrordine: i 47 migranti tornano a Napoli

di Paolo Merlini

Accolte le sollecitazioni dei richiedenti asilo: si erano opposti al trasferimento nell’interno dell’isola

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INVIATO A OTTANA. Faranno rientro a Napoli oggi stesso i migranti che nella notte di martedì sono stati trasferiti all'hotel Il Platano, un ristorante con una manciata di camere alla periferia di Ottana, recuperato in Zona Cesarini per porre fine alla protesta scoppiata qualche ora prima a Sadali e che ha riguardato in totale 47 rifugiati. A Ottana ne sono arrivati 25, sono perlopiù originari del Mali, a parte quattro nigeriani, gli unici che accettano di parlare con i giornalisti. «Siamo cristiani – dicono – e siamo dovuti scappare dal nostro paese». Parlano inglese, sono giovani (dai 21 ai 27 anni), hanno l’aspetto curato: dicono di essere stati portati in Sardegna con l’inganno, con il pretesto di una visita medica che non c’è mai stata. Chiedono di tornare a Napoli, o in alternativa di essere condotti in un'altra grande città, dove poter completare le pratiche per restare in Italia e trovare un lavoro. Lunedì, appena arrivati a Sadali, paesino con meno di mille anime al confine tra le province di Nuoro, Cagliari e Ogliastra, hanno capito al volo la situazione: qui ci sono solo montagne, un lavoro non lo troveremo mai. E così, migranti in terra di emigrati (negli ultimi trent’anni la popolazione di Sadali si è ridotta del 30 per cento), si sono rifiutati di mettere piede dentro lo Janas Village, nonostante si tratti di un accogliente albergo a tre stelle dove avrebbero avuto vitto e alloggio. L’hotel di Sadali è infatti una delle tre strutture ricettive della provincia di Nuoro (le altre sono a Tonara e a Olzai) ad aver partecipato al bando ministeriale Mare Nostrum per l’accoglienza dei migranti arrivati negli ultimi mesi. I titolari ricevono 35 euro a persona al giorno. L’alberghetto di Ottana invece è stato trovato all'ultimo momento, dopo un giro di consultazioni con i proprietari di strutture non troppo lontane da Sadali. I titolari hanno accettato probabilmente perché di questi tempi, nonostante il boom turistico di mezza estate nell’isola, non c’è proprio la fila per soggiornare nella piana industriale di Ottana. E ieri mugugnavano un po’ perché di primo acchito non avevano capito che, oltre all'alloggio, i 35 euro a persona comprendono anche colazione, pranzo e cena.

Davanti all’albergo staziona un'auto della polizia. Il clima è assolutamente sereno, del resto i migranti sono liberi di spostarsi come credono. Possono anche lasciare il gruppo, ma sanno che questo potrebbe influire negativamente sulla pratica per la richiesta d’asilo o per il permesso di soggiorno, per molti non ancora conclusa. Uno di loro, proprio quello che pochi minuti prima aveva parlato più diffusamente con il cronista, chiede dove trovare un bancomat nelle vicinanze. All’agente che glielo indica sfugge una lieve smorfia di stupore.

A Sadali, del gruppo originario di 47 persone arrivato da Napoli, sono rimasti in ventuno. Anche loro con tutta probabilità oggi torneranno in aereo a Napoli. Sono per la quasi totalità nigeriani. Non si conoscono i motivi di quella che appare come una divisione per nazionalità, se non il timore che potessero scoppiare tensioni fra gli uni e gli altri. La protesta è esplosa lunedì, poco dopo l’arrivo all’albergo Janas che si trova fra l'altro in piena campagna, a cinque chilometri dall’abitato. La destinazione, fra l’altro del tutto imprevista, non è piaciuta a molti, e la protesta nel giro di poco è diventata generale, con il rifiuto di entrare nella struttura. Ci sono stati momenti di tensione con polizia e carabinieri, ma la protesta è stata comunque pacata, senza alcuno scontro. Nonostante la stanchezza, tutti hanno deciso di passare la notte all’aperto, in giacigli improvvisati davanti a un fuoco. La notte successiva hanno resistito sino a tardi, poi sono entrati nell’hotel dopo che avevano ricevuto rassicurazioni sul rientro a Napoli, mentre il pullman con 26 dei loro compagni di sventura prendeva la via di Ottana. Oggi tutti e 47 raggiungeranno l’aeroporto di Elmas e faranno rientro, salvo imprevisti dell’ultim’ora, a Napoli, dove si trovavano già da due mesi, sino a lunedì scorso, nello stesso albergo. Lì torneranno, con tutta probabilità, in attesa di regolarizzare la loro posizione, sempre che le forze dell’ordine nel frattempo non scoprano i coinvolgimenti di qualcuno nei traffici così consueti nel capoluogo campano. Ma la maggior parte di loro forse non saprà mai, e noi con loro, i motivi di questo breve soggiorno forzato nell’isola delle vacanze, o giù di lì.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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