La Nuova Sardegna

Decapitato giovane reporter americano

di Andrea Visconti
Decapitato giovane reporter americano

È caccia al boia dell’Isis, potrebbe essere britannico. Obama sfida gli jihadisti: «Un cancro da estirpare». Nuovi raid

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NEW YORK. «Un assassinio brutale che fa inorridire il mondo». Con queste parole il presidente Barack Obama reagisce all’esecuzione del giornalista americano James Foley, filmato nel video choc diffuso via web dall’Isis. E promette una reazione durissima, annunciando che il suo governo non si piegherà davanti ai terroristi: «Elimineremo questo cancro - avverte - Quando viene fatto del male a degli americani, ovunque nel mondo, noi facciamo ciò che è necessario per far sì che venga fatta giustizia» afferma Obama, replicando alla sfida lanciata dagli jihadisti. Un riferimento indiretto a Steven Sotloff, un altro giornalista americano sequestrato dai militanti dell’Isis in Siria, che rischia di diventare la prossima vittima dei fondamentalisti islamici.

Anche Sotloff infatti appare brevemente nel video dell’esecuzione, pubblicato on-line martedì, di cui l’intelligence Usa conferma l’autenticità. Anche lui, come Foley, indossa un’uniforme arancione simile alle divise dei detenuti nel carcere di Guantanamo. La stessa uniforme che portava il businessman americano Nicholas Berg quando fu giustiziato in un video messo in rete dai terroristi dopo il suo sequestro, in Iraq, nel 2004.

«Nessun Dio giusto potrebbe mai appoggiare quello che i militanti hanno fatto ieri» prosegue Obama affermando che un gruppo come l’Isis non ha ragione di esistere nel XXI secolo. «Falliranno perché il futuro appartiene a chi costruisce, non chi distrugge». La politica di Obama dunque non cambia. I raid vanno avanti. «Continueremo a perseguire una strategia a lungo termine» aveva avvertito due giorni fa, e ribadisce ancora prima di tornare a dedicarsi al riposo e al golf a Martha’s Vineyard. Secondo una fonte del Pentagono, il Dipartimento della Difesa sta studiando un piano per l’invio di «un piccolo numero di truppe addizionali», sembra «meno di 300 soldati».

Ma le parole di sfida del capo della Casa Bianca rischiano di finire a loro volta nel prossimo video dei terroristi. In un inquietante montaggio di immagini, infatti, i fondamentalisti islamici prima di tagliare la testa a Foley avevano mostrato Obama che ordinava bombardamenti contro l’Isis nel nord dell’Iraq. Subito dopo il giornalista veniva ripreso mentre era costretto a leggere un messaggio in cui affermava che il suo vero assassino «è il governo americano perché quello che succederà a me non è altro che il risultato delle sue azioni criminali».

Le sue ultime parole, prima che il suo boia cominci a tagliargli la gola.

Secondo Phil Balboni, direttore del Global Post, il sito per cui Foley era in Medio Oriente, la famiglia del giornalista e il giornale avevano ricevuto mercoledì scorso, dopo l’inizio dei raid Usa, l’annuncio che il giovane sarebbe stato ucciso.

Ora l’intelligence americana, in collaborazione con quella britannica, sta passando al setaccio ogni dettaglio del video. E una delle piste porta in Inghilterra. Il boia di Foley infatti parla infatti con un accento britannico, forse londinese, forse del sud dell’Inghilterra, un elemento che potrebbe lasciar pensare che l’Isis abbia forti basi in Europa e, come ha minacciato il suo leader Abu Bakr al-Baghdadi, sia pronto «a riservare sorprese all’Occidente».

Foley - che lavorava per l’Agence France Press oltre che per il Global Post - era stato sequestrato in Siria nel novembre 2012, quando quattro guerriglieri dell’Isis avevano bloccato l’auto sulla quale viaggiava.

Da quel momento non si era saputo più nulla di lui, nonostante il governo di Washington avesse fatto diversi tentativi per ottenere la sua liberazione. Gli Stati Uniti si erano rivolti a mediatori politici in Turchia, Russia e nella repubblica Ceca, ma senza ottenere alcun risultato.

Il giornalista, molto esperto di teatri di guerra, era già stato sequestrato in precedenza: era accaduto in Libia nel 2011, quando James Foley era finito nelle mani di fondamentalisti islamici per 44 giorni.

«Non siamo mai stati così fieri di nostro figlio come ora - ha affermato la madre, Diane Foley, in una dichiarazione diffusa attraverso Facebook - perché con il suo lavoro ha raccontato le sofferenze del popolo siriano». Diane Foley ha anche lanciato un appello ai terroristi perché risparmino la vita ad altri ostaggi: «Non hanno alcun controllo sulla politica del governo Usa in Iraq, in Siria o in qualsiasi altra parte del mondo».

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