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I profughi yazidi ritornano per combattere

I profughi yazidi ritornano per combattere

La Germania della Merkel rompe un tabù: via libera all’invio di armi da affidare alle milizie curde

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ROMA. Centinaia di profughi yazidi fuggiti davanti all’avanzata dell’Isis hanno lasciato le famiglie in zone sicure e sono tornati indietro per combattere contro i miliziani jihadisti, responsabili di numerose atrocità. A riferirlo è l’edizione on-line del quotidiano turco Taraf: almeno 1.400 civili yazidi - si legge - dopo un breve addestramento da parte dei combattenti curdi del Pkk turco e dell’Ypg siriano sono tornati verso i loro villaggi per combattere. «Abbiamo lasciato le nostre famiglie in sicurezza, ora torniamo - ha detto uno di loro, Abdo Hamo, all’agenzia Dogan - per combattere e difendere il nostro onore. Non possiamo lasciare le nostre terre nelle loro mani: la montagna Sengal per noi è sacra».

Il leader curdo Massud Barzani ha annunciato che il suo governo è pronto a aprire le porte a volontari cristiani tra le forze armate curde, fornendo loro mezzi per creare contingenti di auto-difesa nei villaggi. In un comunicato, il governo della Regione autonoma del Kurdistan ha ribadito che farà «tutto ciò che è nelle sue possibilità» per i rifugiati cristiani, chiedendo ai cristiani di «non pensare a lasciare il Paese, perché i terroristi saranno sconfitti». Sul campo, intanto, l’offensiva lanciata contro gli jihadisti a Tikrit, città natale di Saddam Hussein, dall’esercito regolare iracheno non sembra aver sortito l’effetto sperato: l’operazione ha subito uno stallo poche ore dopo essere iniziata a causa della strenua resistenza dei miliziani dell’Isis. Nel nord del Paese nuovi raid aerei delle forze Usa contro postazioni degli jihadisti.

È davanti alla crisi irachena anche la Germania rompe un tabù storico. E la presa di coscienza definitiva di avere, oggi, un peso politico ed economico tale da non rendere più possibile restare tra le seconde linee nella gestione delle crisi internazionali. Dopo una lunga esitazione il governo della cancelliera Angela Merkel si è detto pronto, «in stretta collaborazione con i partner europei», a inviare armi nel nord dell'Iraq per contrastare l'avanzata militare dei jihadisti dello Stato islamico. Sono stati i ministri degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, e della Difesa, Ursula von der Leyen, ad annunciare la decisione subito dopo aver affrontato la questione con la cancelliera al termine di un'ordinaria riunione di gabinetto. Steinmeier ha motivato la scelta con il rischio che la guerra possa divampare in tutto il Medio Oriente, portando alla rottura dell'unità dello Stato iracheno. Una prospettiva cui Berlino e l'Europa «non possono restare indifferenti». I metodi con cui l'Isis conduce la guerra sono barbarici, e la minaccia che ne deriva per i curdi, gli iracheni e l'intera regione è «esistenziale». L'esercito tedesco avrà ora una settimana per verificare quale tipo di armi potrà mettere a disposizione delle milizie curde nel nord del Paese.

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