La Nuova Sardegna

Anche i nuovi migranti chiedono di andare via

di Gian Carlo Bulla
Anche i nuovi migranti chiedono di andare via

I 50 profughi siriani sostengono di essere stati mandati nell’isola per errore Oggi incontreranno il responsabile stranieri della questura di Nuoro

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SADALI. Neanche i nuovi 50 migranti arrivati giovedì vogliono rimanere a Sadali o in Sardegna. Una parte chiede di essere immediatamente trasferita a Milano, sostengono di avere lì diversi parenti, gli altri preferirebbero un’altra città da dove poi, dicono loro, sarà più facile varcare il confine e raggiungere le mete programmate di Austria e Germania. I 36 siriani, 10 palestinesi, un sudanese, due maliani e una eritrea, in tutto 25 adulti e altrettanti bambini, considerano l’Italia una destinazione di passaggio. Affermano, dunque, di essere stati portati a Sadali a loro insaputa. Più o meno quello che sosteneva nei giorni scorsi il gruppo di nigeriani e maliani sbarcato nell’isola. Una tesi, la loro, che ieri è stata confermata dall’ufficio stampa del ministero dell’Interno in una lettera a Videolina, dove il Viminale ammette che alcuni migranti presenti sul territorio campano, e in attesa dell’audizione per la richiesta di protezione nazionale, sono stati imbarcati per un errore sull’aereo per la Sardegna. Possibile, dunque, che la stessa cosa si sia verificata anche per il nuovo gruppo di profughi.

I migranti ieri hanno inscenato una pacifica manifestazione di protesta. Hanno radunato le valigie, all’interno delle quali hanno sistemato le loro cose, nel piazzale dell’hotel Is Janas di Sadali, dove sono ospitati, e hanno chiesto di poter conferire col prefetto di Nuoro per manifestare il loro disappunto e per chiedere di essere urgentemente trasferiti. Hanno posto fine alla protesta solo dopo aver ottenuto rassicurazioni. Hanno chiesto di incontrare il prefetto di Nuoro Pietro Pintori e il responsabile dell’immigrazione della prefettura barbaricina. «Nessuno ha chiesto di andare via – minimizza Pintori –. Oggi comunque manderemo a Sadali il responsabile dell’ufficio stranieri della questura, Duccio Ciappelli». Intanto ieri l’amministrazione guidata da Romina Mura – che ha fissato per lunedì alle 18 un consiglio comunale straordinario e urgente con all’ordine del giorno importanti comunicazioni – ha organizzato una festa all’hotel Is Janas.

«Non abbiamo niente contro la Sardegna – sottolinea Waled, 30 anni, ingegnere di origine siriana –. L’accoglienza è stata delle migliori. L’hotel è di prim’ordine. Il cibo buono e abbondante. Il personale è gentile come i proprietari. Un posto ideale per trascorrere una vacanza. Tuttavia non va per noi. Stiamo tutti lottando per il nostro futuro. Siamo scappati dalla guerra. Il viaggio è stato una vera e propria odissea. Abbiamo dovuto pagare 6mila dollari. Eravamo 170. Gli scafisti, dopo due giorni di navigazione, ci hanno fatto trasbordare su una carretta del mare. La barca si è capovolta. Siamo tutti finiti in acqua. Ci siamo aggrappati al relitto tenendo i bambini sulle spalle. Dopo due ore e mezza siamo stati avvistati e soccorsi e mercoledì siamo sbarcati a Siracusa». Mentre Waled racconta le peripezie vissute dal gruppo, gli altri migranti ascoltano e annuiscono. Hanan, 18 anni,eritrea, chiede notizie della sorella Selua rimasta a Siracusa. Boureima, 27 anni del Mali, cerca di consolare il cugino Moussa, 14 anni, che, disperato, chiede notizie dei genitori. La loro permanenza a Sadali dovrebbe avere le ore contate. Determinante sarà l’incontro di questa mattina con il prefetto. Non si esclude che già nelle prossime ore saranno imbarcati su un aereo, così come è stato fatto con i 47 migranti africani, trasferiti due giorni fa nella penisola.

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