Il piano di sviluppo rurale parte dalla riforma degli enti
CAGLIARI. Il piano di sviluppo rurale è uno dei pilastri della politica comunitaria agricola e può consentire alla Sardegna di crescere perché nei prossimi sei anni sarà disponibile una massa...
CAGLIARI. Il piano di sviluppo rurale è uno dei pilastri della politica comunitaria agricola e può consentire alla Sardegna di crescere perché nei prossimi sei anni sarà disponibile una massa finanziaria pari a un miliardo e trecento milioni di euro. L’allarme delle organizzazioni agricole è chiaro: non si possono utilizzare le risorse come è stato fatto sinora, per sopravvivere, ma occorre impiegarle per far crescere le imprese. La giunta Pigliaru sarà quindi chiamata a riorganizzare gli enti agricoli e a sburocratizzare. Il livello di spesa del precedente piano di sviluppo rurale ha lasciato intonsa una cifra considerevole e la maggior parte della spesa residua riguarda investimenti che richiedono tempi lunghi. Questo significa che il raggiungimento degli obiettivi di spesa potrebbe essere arduo. In ogni caso il nuovo piano di sviluppo rurale dovrà essere innovativo con una maggiore attenzione al mercato e con la ricerca di modelli produttivi efficienti. La recente legge sul marchio di qualità dei prodotti sardi, voluta dal Consiglio regionale, deve essere accompagnata da atti che la rendano efficace per la vendita (e l’esportazione) dei prodotti sardi.
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