Il tesoro di Mont’e Prama, dalla terra spunta un gigante-arciere

Nuovi ritrovamenti: un busto e un piede calzato. La Direzione dei Beni archeologici: nell’area degli scavi serve più sicurezza

CABRAS. Ieri il busto di un arciere con tanto di faretra sulle spalle e uno spettacolare piede calzato. Giovedì il basamento di una statua con i piedi ancora attaccati e un'altra testa. Il catalogo dei reperti restituiti dal sito di Mont'e Prama si arricchisce ogni giorno che passa e ogni nuovo ritrovamento pone ulteriori interrogativi alla squadra di archeologi che scava da maggio sul leggero rilievo a ovest della strada provinciale che porta da Cabras agli svincoli per le spiagge di Is Aruttas e Mari Ermi e poi punta verso Riola tagliando il Sinis in due. E mentre aumenta il numero dei turisti che si fermano a dare un'occhiata agli scavi, Direzione regionale per i Beni culturali e Soprintendenza ai Beni archeologici provano a blindare il cantiere.

Recinti e cartelli. La prima con una perentoria lettera indirizzata dalla direttrice Maria Assunta Lorrai a un lungo elenco di enti e istituzioni interessate e in prima persona al responsabile della sicurezza del cantiere, Francesco Perria, per chiedere di recintare tutto e sistemare eloquenti cartelli di divieto di accesso ai non addetti ai lavori. La Soprintendenza con un secco "no" opposto alla richiesta di notizie e immagini relative ai nuovi interessanti reperti venuti alla luce nei giorni scorsi. «Mostreremo e racconteremo tutto lunedì mattina nei magazzini del museo civico di Cabras», spiega da Cagliari l'archeologo Alessandro Usai abbastanza infastidito per la ennesima fuga di notizie sugli eccezionali ritrovamenti degli ultimi giorni. L'area degli scavi diventa off limits per i giornalisti, allontanati anche dal piazzale interno del Museo civico di Cabras dove alle 16.30 di ieri sono stati scaricati il busto dell'arciere e il piede calzato appena liberati dal leggero strato di terra che li ha ricoperti per poco meno di tremila anni.

Lunedì nuove notizie. Ma davanti a Mont'e Prama non ci sono muri né boschi e per seguire la delicata operazione di prelievo dei reperti per il loro trasferimento ai magazzini del museo comunale di Cabras bastano un binocolo e un buon teleobiettivo. Per sollevare il busto dell'arciere e posarlo con delicatezza nel bagagliaio della Toyota personale dell'archeologo Raimondo Zucca serve invece la forza di tre persone. A differenza di quello ritrovato qualche settimana fa, questo infatti è davvero il busto di un gigante, e appartiene a un gigante anche l'elegantissimo piede calzato rinvenuto assieme al busto sotto uno dei due grandi betili rinvenuti proprio nelle prime settimane di lavoro. È stato proprio il betilo, sembra di capire, a proteggere questi reperti dalle lame degli aratri che fino a quarant’anni fa lavoravano il terreno appartenente alla Confraternita del Rosario. Sul basamento e sugli altri reperti rinvenuti nei giorni scorsi se ne potrà sapere di più, invece, soltanto lunedì, ma si parla anche di un altro busto dai lineamenti però meno marcati che addirittura si assottiglierebbero stranamente sopra quella che appare come la linea del girovita.

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