La Nuova Sardegna

Ottana Polimeri, ripartono gli impianti

di Federico Sedda
Ottana Polimeri, ripartono gli impianti

Una commessa per la produzione di 4mila tonnellate di Pet riaccende le speranze degli operai

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OTTANA. Una commessa per la produzione di quattro mila tonnellate di Pet. Quanto basta per consentire la ripresa produttiva degli impianti della polimerizzazione (il cosiddetto reparto Poly) di Ottana Polimeri, fermi dalla fine del 2014 per crisi del mercato europeo della plastica e riavviati il 18 agosto scorso. Una timida inversione di tendenza che non sembra avere diradato le preoccupazioni sollevate negli ultimi mesi dai lavoratori sul futuro della fabbrica del gruppo Clivati-Indorama. La piccola commessa consentirà di mantenere gli impianti in marcia per venticinque o trenta giorni compreso il periodo necessario per il riavvio delle macchine e ottenere la specifica del prodotto. Nel frattempo, se non verranno acquisite nuove commesse sul mercato internazionale, l’impianto potrebbe fermarsi ancora o produrre per il magazzino in attesa di tempi migliori. L’azienda, all’inizio dell’anno, aveva chiesto 13 settimane di cassa integrazione ordinaria, allungando il periodo per evitare improvvisi contraccolpi sui 110 lavoratori. Che, per tutto il periodo di fermata degli impianti, sono stati collocati in cig a rotazione e utilizzati negli impianti collegati della centrale termoelettrica di Ottana Energia., dove lavorano operai di Ottana Polimeri. Se per gli impianti della polimerizzazione si è aperto in questo giorni un timido spiraglio, non si può dire altrettanto per i Pact, il reparto a monte che produce l’acido tereftalico purificato (Pta) necessario per avviare e completare il ciclo produttivo del Pet (plastica per bottiglie). Questo impianto, che ha subito diverse fermate nel 2013 per crisi del mercato, continua a rimanere inattivo. La materia prima necessaria per la produzione del Pet, l’acido tereftalico appunto, un tempo prodotta a Ottana, viene acquistata sul mercato, dove i costi sono più competitivi rispetto a quelli dello stabilimento della Sardegna centrale. In particolare, la messa in marcia in Portogallo di un nuovo impianto situato a bocca di porto, l’avvio di impianti analoghi in Egitto e Turchia, l’istituzione dei dazi doganali da parte della Comunità europea e il mancato acquisito all’asta fallimentare da parte di Ottana Polimeri dello stabilimento del Pet di San Giorgio di Nogaro, in Friuli, hanno assestato all’impianto Pact di Ottana colpi mortali. Da un lato l’acido tereftalico di Ottana (170mila tonnellate all’anno) non è più competitivo sul mercato, dall’altro, il surplus del prodotto non viene più assorbito dallo stabilimento friulano. Produrre per i soli consumi interni non è economico. Così il Pact potrebbe rimanere ancora chiuso per molto tempo. Con conseguenze tutte da risolvere per l’assetto interno del personale. Coperto, per ora, dalla cassa integrazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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