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È inutile che ve la prendiate, l'ice bucket challenge funziona!

di Lolla Spano
È inutile che ve la prendiate, l'ice bucket challenge funziona!

Finché a ogni sfida accettata ci sarà automaticamente una donazione, ben vengano le docce fredde

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La sfida del secchio d'acqua ghiacciata è virale e, cosa più importante, funziona nel suo intento. Il challenge apparentemente stupido e non molto diverso dalle solite sfide che circolano sul web, consiste nel gettarsi addosso un secchio di acqua e ghiaccio e di nominare altre tre persone che dovranno fare la stessa cosa entro le successive 24 ore. Hanno accettato la sfida ersone del calibro di Bill Gates e Mark Zuckerberg, attori e attrici influenti, fino ad arrivare in Italia e a coinvolgere persino Renzi. Come ogni fenomeno virale che si rispetti, deve avere due elementi fondamentali: deve essere divertente ed essere di facile realizzazione. E, cosa non meno importante, stavolta ha anche una giusta causa: la raccolta di fondi per finanziare la ricerca sulla SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, una feroce malattia neurodegenerativa.

Come ogni fenomeno veicolato dal web che si rispetti, anche questo ha la sua schiera di critici agguerriti, pronti ad affermare che non è gettandosi acqua fredda addosso che si possono risolvere problemi di questo calibro. In effetti è un fenomeno che divide abbastanza nettamente, senza troppe sfumature, gli “spettatori” in due gruppi: chi pensa che siano 15 secondi di gloria per egomaniaci, i quali non si sa nemmeno se doneranno davvero per la causa (sperando che non si arrivi al punto tale di richiedere lo “stamp” del bonifico!) e chi pensa che se da un gioco si può ottenere qualcosa di buono, ne vale sempre e comunque la pena.

Il bello è che, dati alla mano, la pena la vale eccome: è stato stimato che l'anno scorso l'associazione ha raggiunto “solo” 1,2 milioni di dollari, mentre quest'anno, precisamente questo agosto, ha raggiunto e superato i 40milioni, di cui 10 milioni in una sola giornata, a forza di nomination fra i vari personaggi celebri. Impossibile anche solo provare a negare quanto il contributo del web sia stato determinante. Ma, nonostante i riscontri inimmaginabili, c'è chi continua a sprizzar cinismo da tutti i pori, come Terrence McCoy, che scrive sul Washington Post: «Si ottengono tre cose: che avrete mostrato pubblicamente quanto siate belli bagnati, dimostrato la vostra filantropia e molto probabilmente raccolto una manna di 'mi piace'».

Per certi versi il discorso fila, ma finché a ogni sfida accettata ci sarà automaticamente una donazione, ben vengano le docce fredde!

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