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il direttore del museo man

«Ho visto sfilare le opere d’arte di grandi pittori come Biasi»

di Luciano Piras
«Ho visto sfilare le opere d’arte di grandi pittori come Biasi»

NUORO. Toscano di Prato, dice che al Redentore ha ritrovato la pittura di Biasi, Ballero, Ciusa, Floris, Figari... «Ho visto sfilare i costumi sardi che conosco attraverso l’arte» spiega Lorenzo...

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NUORO. Toscano di Prato, dice che al Redentore ha ritrovato la pittura di Biasi, Ballero, Ciusa, Floris, Figari... «Ho visto sfilare i costumi sardi che conosco attraverso l’arte» spiega Lorenzo Giusti, classe 1977, dal luglio del 2012 alla guida del Museo Man di Nuoro. «Ma quest’anno – confessa – è la prima volta che osservo con più attenzione la festa del Redentore». Nelle due precedenti edizioni, per un motivo o per un altro, non ce l’ha fatta a godersi lo spettacolo dei costumi. Stavolta, invece, è riuscito a ritagliarsi una domenica libera e ha portato in piazza moglie, figlioletto e anche i genitori arrivati appositamente dalla Toscana. Immersa, la famiglia Giusti allargata, nel bagno di folla, davanti al santuario delle Grazie, fronte tribuna vip. Lui, il direttore del Man, da buon “continentale” curioso ormai barbaricino adottivo, ha preferito sentire da vicino gli umori e i commenti dei nuoresi, dei sardi, dei turisti.

«È una festa che trasmette emozioni, sentimento, riesce ancora a suscitarlo» racconta in presa diretta. «I gioielli, i dettagli di alcuni costumi, i riferimenti spagnoli e le belllissime reinterpretazioni... » va avanti estasiato da tanto calore e da tanti colori. Gli stessi colori delle “Feminas. Figure femminili nell’arte sarda”, la mostra che il Man propone a Bosa fino al prossimo 12 ottobre. Una selezione di quaranta opere della collezione del Museo d’arte della Provincia di Nuoro. Donne, madri e bambine in costume, di Desulo magari, di Fonni e Orgosolo, le stesse, sembra proprio di vederle, che nel capoluogo della Barbagia sfilano fiere, in questa domenica d’agosto, lungo via Lamarmora e il corso Garibaldi. «Qui al Redentore ho ritrovato una dimensione reale di quelle opere» sottolinea ancora Lorenzo Giusti.

Abituato al “Corteggio storico” di Prato: la fiera e l’ostensione della Sacra Cintola dell’8 settembre. «Una tradizione che ha le proprie radici nel Medioevo, un corteo che vede sfilare insieme i gruppi storici delle varie città toscane – racconta –. Ma i suoni sono diversi, il Corteggio di Prato va a tempo di marcia, e anche i costumi sono diversi. Nel senso che i costumi medievali non vengono più utilizzati, mentre qua a Nuoro i costumi che vedo sfilare sono legati a un sentire di oggi, è un folclore ancora molto sentito e attuale». Folclore e tradizioni: il binomio della sagra del Redentore. O meglio: di questo prologo profano al più sentito momento religioso che verrà celebrato venerdì prossimo, 29 agosto.

«Certo, si vede subito che Nuoro è una città forte, che ha carattere – è l’analisi che fa il direttore “continentale” del Man –. Ecco, qui sta la grande sfida: riuscire ad affiancare l’immagine di una città che sa fare cultura, che non è arroccata su se stessa, che sa internazionalizzarsi, che sa creare ponti... ». È Nuoro città aperta. La stessa Nuoro che per il Redentore apre le porte a oltre tremila costumi, ma anche a 40, 45mila visitatori all’anno richiamati da un “piccolo” museo di provincia noto ormai in tutto il mondo: il Museo Man.

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