La Nuova Sardegna

Il trionfo della bellezza in costume sardo

di Valeria Gianoglio
Il trionfo della bellezza in costume sardo

Ventimila presenze alla sfilata numero 114 tra “Nugoresas”, amazzoni e il rispetto di una tradizione ancora viva

4 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Alle 15.40 di ieri, battendo tutti sul tempo, la sfilata dal Redentore numero 114 parte in anticipo di venti minuti sul tabellino di marcia, e al gran galoppo. Fende la folla assiepata nel piazzale della Cattedrale, dove il vescovo Mosè Marcia poco prima aveva impartito la benedizione agli 80 gruppi presenti, si bea del leggero maestrale che agita le gonne e scompiglia le bende candide che adornano alcuni visi femminili, e comincia il suo percorso nel cuore di Nuoro.

E mai, come quest’anno, è una sfilata che esalta la donna sarda e la sua orgogliosa bellezza. Cinquanta amazzoni a chiudere il corteo dei costumi – è il gruppo più folto da quando esiste la sfilata – cento donne, almeno una per ogni gruppo partecipante, sul finale del percorso, e poi la presenza del primo gruppo folk tutto in rosa: “Sas Nugoresas”. È il trionfo della bellezza isolana più autentica che sfila davanti a circa 20mila presenze stimate dagli organizzatori: il Comune di Nuoro con l’assessorato al Turismo guidato da Leonardo Moro.

Sono passati da pochi minuti le 16.30, quando la voce dello speaker e presentatore, Roberto Tangianu, apre ufficialmente le danze e dalla tribuna delle Grazie dove non è rimasto libero nemmeno un solo posto a sedere, scandisce le parole: «Il Comune di Nuoro vi dà il benvenuto alla sagra del Redentore». E si comincia. Per i tantissimi turisti e nuoresi assiepati come sardine soprattutto tra via Lamarmora e il corso Garibaldi, è un vero tuffo tra storia, tradizioni, e ricordi di un passato che trasuda una fede profonda e tanta devozione.

E così, mentre sfilano i primi gruppi, e il carro a buoi di tziu Natale Ortu di Orotelli, sotto lo sguardo vigile degli organizzatori di Mousikè, apre il corteo preceduto dai vigili urbani e dai carabinieri a cavallo, il pubblico del Redentore numero 114 ascolta la vera storia della sfilata. Un percorso di costumi che nel 1901 aveva accompagnato la statua del Cristo, redentore del mondo, fino alla cima del monte Ortobene. E va in onda anche la storia di quella statua, scolpita da Vincenzo Jerace e costata 14mila lire di allora, per la quale, anche Grazia Deledda aveva messo mano al portafogli per contribuire alla maxi colletta.

Ma i piccoli frammenti di storia nuorese, in realtà, nella sfilata di ieri sono solo un contorno, pur ricco e importante, ai grandi protagonisti: i costumi e la bellezza femminile che esaltano come pochi altri indumenti. Ma oltre alla massiccia presenza in rosa, catturata dagli scatti di diverse decine di fotografi, al Redentore numero 114 trionfano anche le presenze nuoresi in costume. Sono ben cinque, infatti, i gruppi o le associazioni del capoluogo barbaricino che aprono la sfilata e la arricchiscono dei loro costumi, colori e canti. E il pubblico apprezza e applaude, poco prima delle 17, quando l’associazione folk Santu Predu intona il celebre “Nanneddu meu”, quando il coro di Nuoro diretto da Giampaolo Mele esegue “Su patriotu sardu a sos feudatarios”, meglio conosciuto come “Procurare e moderare”, o quando, infine, il coro Su Nugoresu ricorda il suo maestro del folklore, Tonino Puddu, intonando la sua canzone più nota. Lo stesso pubblico rimane incantato di fronte alle “Nugoresas” e a una tradizione che sanno indossare con grande fierezza e altrettanta accuratezza, nonostante i loro appena 10 anni di vita. Portano “sa benda” sul lato sinistro del viso, con la piega sotto il mento, come ha suggerito l’esperta Franca Rosa Contu dell’Isre. È un percorso tutto al femminile per reintepretare il folk, spiegano gli stessi organizzatori. Sono passate da poco le 17, quando all’altezza della chiesa delle Grazie, dopo l’apertura riservata ai gruppi nuoresi, il corteo dei costumi entra nel vivo e offre ai ventimila presenti il meglio del folk arrivato da tutta la Sardegna. Si parte in ordine alfabetico, dal gruppo di Abbasanta e si termina con gli scalzi di Cabras. Sono quattro ore di sfilata che scorrono leggere, tra applausi, danze e tanti sorrisi. Poco prima delle 20, dopo la chiusura servata ai ben 400 cavalieri, anche l’edizione 114 della sfilata può dirsi conclusa. Per il pubblico, almeno quello costituito dai più devoti, è solo un arrivederci al 29, quando un nuovo corteo, stavolta più silenzioso, salirà a piedi fino alla statua del Redentore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative