La Nuova Sardegna

Nuoro abbraccia il suo vate per ritrovare le “radici”

di Gianluca Corsi
Nuoro abbraccia il suo vate per ritrovare le “radici”

Affetto e orgoglio nelle celebrazioni per il centenario di Sebastiano Satta Letture e incontri nei luoghi della città cantati e vissuti dal grande poeta

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NUORO. Ci voleva un anniversario importante perché Nuoro riabbracciasse il suo vate. Eppure il centenario della scomparsa di Sebastiano Satta (1867-1914) non poteva trovare nei viaggi letterari il suo momento più indovinato.

Bastava osservare i volti del pubblico nelle prime due serate (giovedì 21 e sabato 23), proposte dall'infaticabile Gavino Poddighe e dalla sua associazione “I Segni delle Radici”, per capire quanto Nuoro abbia voglia di ritrovarsi nei suoi geni, ma anche quanto ancora, nel mondo, ci sia bisogno di poesia. Lo smarrimento e la titubanza iniziali, forse dovuti alla disabitudine del ritrovarsi insieme, sono stati sapientemente dissolti col vino di Tonino Arcadu (che ha imbottigliato con un'apposita etichetta celebrativa per il centenario di Satta), proprio di fronte alla casa natale di un'altra grande nuorese, Grazia Deledda. È lì che l'associazione fondata da Gavino Poddighe ha la sua base. Ed è da lì che parte il viaggio lirico-emozionale per riscoprire Bustianu Satta, o - per citare lo stesso Poddighe - «per riallacciare i fili della memoria».

E allora è proprio il rapporto tra Satta e Deledda a inaugurare quest'affascinante passeggiata. E ogni volta è una riscoperta esaltante prendere coscienza del fatto che, in pochi metri di isolato, siano nati e vissuti personaggi che hanno fatto di Nuoro uno dei luoghi più raccontati, cantati e rappresentati in assoluto, e che abbiano donato all'umanità autentici capolavori. Nella piazzetta di granito di fronte alla casa dove, un tempo, la giovanissima Cosima/Grazia tramava pagine memorabili, gli attori de “I Segni delle Radici” (i bravissimi Gonaria Delogu, Vittoria Marras, Tonino Mesina, Marco Moledda, oltre a Poddighe), con l'accompagnamento musicale di Giampiero Secchi, interpretano i versi di Bustianu e alcuni brani della scrittrice Premio Nobel, dedicati all'Ortobene. Entrambi avevano un culto per il “Monte”; e allora basta voltarsi sulla destra, e ammirare la vetta illuminata dal sole, dove il cielo cobalto incontra il verde dei lecci, con “Cùccuru Nigheddu” e, vicino, il Redentore. E si spiega tutto.

L'empatia del pubblico con Bustianu si ravviva sosta dopo sosta, aneddoto dopo aneddoto, verso dopo verso. Nuoresi e turisti scoprono (o riscoprono) un altro tassello sorprendente di questa città. Anche il Satta che oggi può apparire più "superato", quello infarcito di retorica e un po' troppo "carducciano", figlio di una temperie culturale che l'ex sindaco di Nuoro Annico Pau racconta bene, viene svelato e fatto proprio. Altra piazza, altro grande nuorese: a Santu Càralu, di fronte alla casa natale di Francesco Ciusa, entrano in scena il tenore e il gruppo di ballo Santu Predu.

Dopo che Tonino Mesina legge in un nuorese magistrale il delizioso bozzetto “S'abbocau”, attacca il tenore con le sue giovanissime voci per dare il via al ballo misurato e composto, scandito dai tacchi sul selciato della piazzetta e ravvivato dallo scarlatto dei “zippones” e dalla benda bianca che incornicia superbe madonnine. Dentro il piccolo tempio l'immortale opera “La madre dell'ucciso” di Ciusa è decantata dai versi dell'omonima poesia di Satta, declamata dal bravo Marco Moledda. Fremiti e occhi lucidi nel pubblico. Poi il percorso si muove verso piazza Su Connottu (ex piazza Umberto I), e nello slargo che da via Alberto Mario porta a via Francesco Sulis riemerge il Sebastiano Satta più sincero e ispirato: quello che aveva sofferto terribilmente per la morte della piccola figlia, Biblina. Nella piazza monumento che Costantino Nivola ha regalato alla città per celebrare il vate di Sardegna si scorge già la sua casa natale. Lì, nel ballatoio esterno della corte di un restauro che forse non può dirsi proprio filologico (anche in questo, purtroppo, i nuoresi sono maestri), gli attori ripercorrono l'ultima tappa della vita (segnata dalla malattia) di un nuorese che ha dato tantissimo nel campo del giornalismo, delle leggi e soprattutto della poesia.

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