La Nuova Sardegna

Sgarbi:«Voglio la Venere di Botticelli all’Expo di Milano»

L’idea del critico dopo l’Arcimboldo rifiutato da Cremona. La soprintendente Acidini: «La decisione spetta al ministro»

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MILANO. «Sarà anche l'evento di tutto il paese ma le città che ne trarranno davvero vantaggio sono poche e, proprio quelle, Milano e Roma in primo luogo, poi Venezia, Torino, Firenze e forse Verona, che non hanno certo bisogno dell'esposizione del 2015 per conquistarsi un po’ di visibilità internazionale». Parte all'attacco contro l’ottusità «di quegli amministratori che fanno ostruzione rifiutando a Expo i loro piccoli e grandi tesori» Vittorio Sgarbi, critico d'arte e ambasciatore della Cultura della Regione Lombardia per l'Expo 2015. «Pensare che Expo sia un Bengodi da cui tutti dovranno trarre vantaggio è da mentalità malata», si infuria dopo le ultime polemiche per il veto del comune di Cremona di concedere, l'opera “L'ortolano” di Arcimboldo. «Ma quale Arcimboldo? Ma a chi interessa quel quadretto, se lo tengano pure a Cremona – afferma Sgarbi – io sto lavorando per portare all'Expo da Firenze la “Venere” di Botticelli, oltre che i Bronzi di Riace..».

Risponde subito il soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini. «La valutazione sull'opportunità di spostare il Botticelli dalla Galleria degli Uffizi spetta al ministro. Sono due gli ordini di considerazione per quanto riguarda il prestito di opere d'arte, – ricorda la soprintendente – uno afferente alla conservazione e l'altro all'opportunità. Per quanto riguarda la conservazione e il rischio – spiega Acidini – dovrà essere compiuta una valutazione relativa alla movimentazione e per un’opera che non è stata soggetta a prestito dovrà essere fatta una verifica ex novo. Qualora lo spostamento si verificasse possibile, entra in gioco l'opportunità». La “Venere” venne prestata due volte durante il fascismo nel 1930 a Londra e nel 1935 a Parigi; poi a Firenze nel 1987 ha subito un lavoro di restauro.

Nel 2007 creò non poche polemiche lo spostamento a Tokyo dell'Annunciazione di Leonardo. Anche in seguito a quell'evento, su mandato dell'allora ministro Francesco Rutelli, fu stilata una lista di una ventina di capolavori considerati “inamovibili” e tra questi fu inserita anche la “Nascita di Venere”.

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