La Nuova Sardegna

Il sociologo: non si applaude un delitto

di Paolo Merlini
Il sociologo: non si applaude un delitto

Gianfranco Oppo critica la spettacolarizzazione del funerale dei due coniugi: «Che messaggio diamo ai ragazzi?»

29 agosto 2014
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NUORO. «Ho letto degli applausi al termine del funerale della coppia di Oliena, e francamente sono rimasto perplesso. Che messaggio è arrivato ai bambini che erano presenti?». Gianfranco Oppo, sociologo nuorese, garante dei detenuti di Badu ’e carros, ha una profonda conoscenza delle devianze nella società barbaricina. Fa anche parte dell’Osservatorio provinciale sul bullismo coordinato dalla questura di Nuoro, che ha il compito di analizzare e prevenire fenomeni di violenza giovanile che spesso, in età adultà, si trasformano in atti ben più gravi. A lui abbiamo chiesto un’analisi del contesto in cui si è svolto l’omicidio di Sara Coinu, culminato nel suicidio del marito Sandro Mula.

Siamo in presenza di una tragica deriva nell’ambiente sociale fortemente tradizionale dei paesi del Nuorese?

«Penso che concentrare l'approccio interpretativo sullo scenario antropologico barbaricino possa essere un errore. Perché mi sembra che questo scenario sia più di natura geografica che antropologica, lo trovo francamente casuale. Mi pare, tristemente, un classico caso di femminicidio, così come purtroppo accade ogni giorno in tutta Italia. Bisogna anche smitizzare un altro aspetto. Cioè che il rapporto di coppia barbaricino sia sempre quello di un tempo. Parlo del rispetto assoluto della donna, mito già caduto con i sequestri di persona, mito caduto con le note vicende di bullismo in cui ci sono ragazze che vengono bersagliate o al contrario capitanano bande di bulli. Mito caduto con le trecento donne che si rivolgono annualmente a Onda Rosa per denunciare la violenza subita da mariti o fidanzati. C'è un ribollire di relazioni di coppia che non sono più inquadrabili secondo canoni classici o strettamente correlati al profilo antropologico barbarcino così come lo intendevamo anni fa».

Quanto pesa su questi episodi di violenza l’emancipazione femminile? Si può dire che un è dato concreto anche nei paesi della Barbagia?

«Sicuramente lo è. Lo vedo anche dal mondo degli adolescenti, con il quale sono a contatto per via dell’Osservatorio sul bullismo. C'è un volano che gira molto più velocemente dalla parte del sesso femminile e più lento fra i maschi. In età adulta concorrono altri fattori: l’indipendenza economica, un livello d’istruzione superiore, una maggiore mobilità che prima era ben più ridotta. Le donne sono più avanti e non presentano quelle forme resistenziali che alcuni ragazzi di paese invece hanno, magari continuando a indossare i pantaloni di velluto e la maglietta Lacoste con il colletto alzato come emblema del proprio status. E in un rapporto di coppia in cui nello sfondo c'è uno scenario di tipo tradizionale, dove si insiste molto su questi valori, soprattutto a parole, non è semplice inquadrare un comportamento che vedi dissonante rispetto alle comparazioni che puoi fare con il mondo dei tuoi nonni o dei tuoi genitori. Ma a mio avviso sono fantasmi del passato. Nel caso specifico di Oliena ci troviamo di fronte a una coppia che per esempio nella sua consuetudine con Facebook mostra una propria modernità. Forse solo di facciata».

È vera emancipazione, quella delle donne barbaricine, oppure in qualche caso è un tentativo di inseguire modelli maschili? Mi riferisco alla passione per le armi della stessa vittima, comune ad altre donne proprio a Oliena.

«Anche questa non è una novità assoluta: ricordo studentesse con il coltello nello zaino già diversi anni fa. Il tentativo di allinearsi a comportamenti maschili indubbiamente c’è. Nel caso di Oliena diciamo che la familiarità con le armi non è la causa dell’omicidio. È un fattore, se non precipitante, che contribuisce alla concezione dei rapporti di forza, con tutto quello che deriva dall'avere in mano una pistola. Una protesi dell'aggressività. Ma credo soprattutto che l’abuso di alcol, un problema ancora molto sottovalutato in Barbagia, abbia giocato invece un ruolo decisivo».

Cosa pensa degli applausi ai due feretri alla fine del funerale? Anche questo è un fatto del tutto inedito.

«Lo trovo un gesto dettato dalla tendenza ormai diffusa a spettacolarizzare anche la morte, come si vede di continuo in televisione. Qui però si parla di un omicidio, l'applauso a mio avviso era fuori luogo. Dal punto di vista pedagogico cosa hanno capito i bambini che vi hanno assistito: che viene applaudito un episodio tragico in cui la vera vittima è il figlio della coppia, un bambino di 11 anni ?».

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