La Nuova Sardegna

marchionne al meeting

«Fiducia in Renzi ma pochi risultati»

«Fiducia in Renzi ma pochi risultati»

ROMA. «Massima fiducia» nel Governo Renzi, «appoggio anche lui come ho appoggiato Letta e Monti»; ma «da anni» si invocano riforme e «risultati concreti ne abbiamo visti molto pochi, compromessi...

31 agosto 2014
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ROMA. «Massima fiducia» nel Governo Renzi, «appoggio anche lui come ho appoggiato Letta e Monti»; ma «da anni» si invocano riforme e «risultati concreti ne abbiamo visti molto pochi, compromessi tanti». «Bisogna muoversi». Renzi «deve andare avanti velocemente, non perdere tempo. Èimportante che confermi la sua agenda di riforme, sono inevitabili». E basta anche gelati.

Dal Meeting di Rimini Sergio Marchionne sostiene e sprona il Governo, ma nel suo intervento si rivolge soprattutto ai giovani («Il loro coraggio, idealismo, libertà sono la nostra migliore garanzia»), e parla anche agli imprenditori, ed a tutto il Paese: non si può più credere nelle promesse e aspettare, «nessuna soluzione arriverà dall'alto», di fronte a «muro di gomma» di un sistema che frena «forse non cambierà mai nulla». Dunque, bisogna «fare da soli»: la storia di Fiat dal 2004 ad oggi «dimostra che anche in situazioni disperate, anche quando la concorrenza ti considera morto, ti puoi rialzare. Non possiamo più aspettare, il Paese sta prendendo una brutta impennata». «Chrysler era la risposta perfetta» per Fiat, ora bisogna dare una risposta al Paese. La copertina dell'Economist? «Non sopporto più di vedere gente con il gelato, barchette e cavolate. Voglio essere orgoglioso di essere italiano». A Sergio Marchionne non è piaciuto vedere l'Italia rappresentata così, «non sono cose che fanno piacere». E della risposta del premier dice: «È una scelta personale, io non avrei replicato».

Il percorso del Lingotto «dalle ceneri» a Fiat Chrysler Automobiles che - annuncia - «molto probabilmente» debutterà in Borsa a Wall Street il 13 ottobre, è «l'esempio» che Marchionne indica agli italiani: «L'idea di poter cambiare le cose rimarrà una utopia fino a quando ciascuno di noi non deciderà di fare la propria parte», è il messaggio, con un invito anche ad accantonare «messaggi un pò negativi», dice, accennando alle parole del leader di Confindustria Giorgio Squinzi. L'Italia che nonostante «il peso del dissesto dei conti pubblici» dava «segnali di vitalità e di voglia di crescere» sembra oggi lontana «non anni ma secoli»: oggi è «in condizioni che non sono più in grado di assicurare un Paese competitivo», «non è più possibile sprecare risorse e energie cullandosi nella propria inefficienza, perdere tempo, opportunità».

Ma dalle imprese arrivano critiche al governo. Dice il persidente deIl’Ance-Confindustria. Guzzetti: «Il decreto Sblocca Italia ha un'ottima impostazione, ma se non ci mettiamo i soldi e non facciamo ripartire le cose perchè l'Europa ci blocca, i problemi restano tutti lì e 3,8 miliardi sono pochi e non rappresentano uno choc per l'economia».

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