Protezione civile, ok al centro regionale
Atteso da 10 anni, era diventato una priorità dopo l’alluvione del 2013 La delibera dell’esecutivo: apertura il primo ottobre, sede a Cagliari
CAGLIARI. Con dieci anni di ritardo, la Regione ha deciso di dar vita al Centro funzionale decentrato della protezione civile, un tassello fondamentale per arrivare a una migliore prevenzione delle catastrofi naturali.
La giunta Pigliaru aveva messo da subito tra gli obiettivi quello di concretizzare quanto era stato previsto dal governo il 26 febbraio del 2004 e ieri è stata approvata la delibera proposta dall’assessore all’Ambiente, Donatella Spano. Un tassello importante anche perché la Sardegna era rimasta l’unica regione d’Italia a non aver istituito il Cfd, un acronimo che sta per Centro funzionale decentrato della protezione civile. Inutile dire che, a spingere su una maggiore prevenzione, sono stati i drammatici eventi dell’alluvione del novembre scorso.
Personale. «Niente è facile in questa Regione», commenta il presidente Francesco Pigliaru, «abbiamo fatto fatica ma abbiamo raggiunto il risultato». Qual era la difficoltà? Spiega Pigliaru: «Rendere normali cose che abbiamo dovuto ottenere in via eccezionale e cioè allocare le persone dove più servono con una mobilità orizzontale del personale». Da qui l’augurio che il Consiglio regionale esamini al più presto la legge di riorganizzazione predisposta dalla giunta.
Compiti. Come cambiano le cose? Il Cfd è un organismo che dovrà elaborare le informazioni più disparate: da quella di natura fisica alle previsioni meteorologiche e territoriali. Tutti dati che poi dovranno essere interpretati attraverso modelli molto sofisticati, in grado di passare dalle scale più ampie delle previsioni a quelle più localistiche.
Allerta. «Il Centro è funzionale alla Protezione civile», spiega Donatella Spano, «che resta comunque l’unica istituzione competente per l’allerta meteo. Il Centro avrà il compito di preparare i bollettini e gli avvisi ma lo stato di allerta resterà di competenza della Protezione civile».
Due aree.In Sardegna il sistema sarà suddiviso in due aree: quella meteo e quella idrologica. Al tavolo tecnico, oltre alla Protezione civile che ha il coordinamento, ci sono i rappresentanti dell’Arpas, (Agenzia regionale per l’Ambiente), Adis (Agenzia distretto idrografico), l’Ente acque della Sardegna e la direzione generale dell’assessorato al Personale. Le aree territoriali sono molto diverse e l’impatto di una eventuale bomba d’acqua ha effetti diversi se si abbatte in un’area disabitata o molto popolosa.
Collegamento nazionale.«Il Centro non potrebbe nascere se non ci fosse il collegamento nazionale con la Protezione civile», spiega Donatella Spano, «è la protezione che fa, come dire? da genitore perché segue la costruzione del nostro Cfd».
Sperimentazione. Tanto è vero che il Centro funzionale sardo, che avrà sede a Cagliari in via Veneto e si avvarrà del centro meteo di Sassari presso la sede Arpas, sarà operativo in via sperimentale dal prossimo primo ottobre. In questa fase che si concluderà alla fine dell’anno, il Centro funzionale sarà affiancato dal dipartimento della Protezione civile nazionale, il quale dovrà dare il nulla osta. Da gennaio del prossimo anno, poi, il Centro potrà camminare con le proprie gambe.
Tempi e costi. Entro questo mese sarà adottato un documento tecnico-operativo delle allerte ai fini della protezione civile. Poi, come detto, ci sarà la fase sperimentale che dovrà portare il Centro a regime. Su una materia così importante la giunta avrebbe trovato nuove risorse ma non è stato necessario in questa fase: sia la direzione generale della Protezione civile, sia l’Arpas dispongono già delle risorse necessarie per attuare gli investimenti nei propri bilanci. Per questo non sono stati necessari ulteriori finanziamenti.
Sindaci. In caso di emergenza la protezione civile allerta prefetture, Comuni, Enel e Anas. Cosa deve fare un sindaco che riceve l’allerta? Le suddivisioni dei compiti saranno disposte con un successivo documento. «È l’altro tassello, importante, per chiudere il sistema della protezione civile», afferma l’assessore Spano.
Differenza.Sinora tutto era affidato alla Protezione civile nazionale che, però, lavorava sulla base di dati parziali perché complessivi, non scorporati. Oggi resta la regia nazionale ma con dati elaborati su scala territoriale: un conto è prevedere la pioggia, un altro capire quali sono le zone a rischio di catastrofi naturali.
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