La Nuova Sardegna

le reazioni nei luoghi colpiti dalla catastrofe del 18 novembre

Scanu: meglio tardi che mai I sindaci: non sia una scatola vuota

di Alessandro Pirina
Scanu: meglio tardi che mai I sindaci: non sia una scatola vuota

SASSARI. Nessuno lo dice a chiare lettere, nessuno si azzarda ad affermare che se il via libera al centro della Protezione civile fosse stato dato entro i termini stabiliti la Sardegna avrebbe potuto...

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SASSARI. Nessuno lo dice a chiare lettere, nessuno si azzarda ad affermare che se il via libera al centro della Protezione civile fosse stato dato entro i termini stabiliti la Sardegna avrebbe potuto evitare il suo 18 novembre. Ma tutti, chi più chi meno, non possono non sottolineare quanto il Cfd sarebbe potuto essere d’aiuto in quel terribile lunedì di metà autunno. «La prima cosa che mi viene da dire è meglio tardi che mai – afferma il deputato olbiese del Pd Gian Piero Scanu –. Sostenere che ci sia stato un nesso di causalità tra quanto accaduto il 18 novembre e l'assenza del centro regionale della Protezione civile non sarebbe serio, ma non si può neanche escludere. Finalmente, comunque, dalla giunta Pigliaru arriva un segnale preciso. Solo un primo segnale, però». Scanu, un passato da sindaco di Olbia, la città che ha pagato più di tutte per numero di vittime, ritiene che il centro debba essere il punto di partenza di una politica di protezione civile a 360 gradi. «Nella pubblica amministrazione non bisogna mai trascurare niente, in particolare la sicurezza delle persone. Per questo motivo il centro funzionale non può bastare. Confido che la giunta Pigliaru porti avanti una strategia che vada oltre la prevenzione. Servono mezzi, strumenti, una politica di educazione che cominci già dai banchi di scuola. Ma soprattutto occorre cambiare registro, ricorrere a una politica di rigore assoluto nell'emissione delle concessioni. Insomma, buona la notizia del centro di Protezione civile, ma c'è ancora tanto da fare».

Plaude al via libera della giunta anche il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Meloni, che è anche sindaco di Loiri Porto San Paolo. «Io ho sollecitato più volte l'assessore Donatella Spano, anche a nome di molti amministratori delle zone alluvionate della Gallura, affinché venisse istituito il centro funzionale. Quindi, sono ben felice che anche la Sardegna si sia adeguata. Finalmente. Non dico che se ci fosse stato il 18 novembre certe conseguenze nefaste si sarebbero potute evitare, ma di certo avrebbe dato una grande mano. Mi auguro che il centro diventi uno strumento di riferimento per poter affrontare al meglio i casi di emergenza, sia per quanto riguarda il rischio idrogeologico che gli incendi. Questa estate ricevevo continuamente sms sui diversi tipi di criticità, anche nello stesso giorno. Ben venga una soluzione più funzionale». «Era una cosa da fare – aggiunge il consigliere di Forza Italia, nonché sindaco di Golfo Aranci, Giuseppe Fasolino –. Se il centro ci fosse stato il 18 novembre non credo che avrebbe cambiato il corso degli eventi, ma di certo sarebbe stato un tassello importante per affrontare l’emergenza. Oggi, comunque, è importante che l'abbiano istituito. Per noi sindaci sarà un punto di riferimento. Questa estate, quando ho saputo della bomba d'acqua su Santa Teresa, ho fatto subito controllare le previsioni, ho allertato tutte le associazioni di volontariato e un pulmino per andare a prendere i bambini nell'asilo estivo. A queste cose prima non ci avremmo mai pensato, ma oggi viviamo nell'incubo».

Dal 18 novembre tutti i sindaci sardi vivono nell’incubo che un simile evento possa ripetersi. Figurarsi quelli che lo hanno vissuto in prima persona. «Con i se e con i ma non si fa la storia, io preferisco guardare avanti anziché indietro – dice il sindaco di Bitti, Giuseppe Ciccolini –. Quella che arriva da Cagliari è comunque un’ottima notizia. Ciò che conta è che al centro funzionale venga data piena operatività, che non rimanga una scatola vuota, ma siamo certi che la Regione lo saprà organizzare al meglio. Il centro deve essere uno strumento operativo che metta in relazione i comuni, quello che veramente manca. Dopo il 18 novembre viviamo, sia noi amministratori che i cittadini, nella più totale insicurezza». Anche il primo cittadino di Uras, Gerardo Casciu, si augura che l’istituzione del centro della Protezione civile non resti solo sulla carta. «Se il 18 novembre ci fosse stato avrebbe potuto mitigare la furia di quel giorno e, dunque, non posso che essere soddisfatto che oggi la Sardegna abbia questo strumento, ma proprio per questo spero che non si tratti solo di un annuncio». Alla luce di quello che è successo dieci mesi fa - Uras è stato tra i paesi più colpiti - Casciu punta, però, a una Protezione civile più decentrata. «Ci vorrebbero almeno 3 o 4 centri: a nord, a sud, nel centro dell’isola. Solo così sarà possibile intervenire in maniera tempestiva ed evitare i ritardi del 18 novembre».

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