La Nuova Sardegna

Le bottiglie sarde alla conquista dei migliori palati

di Pasquale Porcu
Le bottiglie sarde alla conquista dei migliori palati

Cala il consumo individuale, solo 38 litri all’anno a testa Cresce il numero delle aziende che imbottigliano

2 MINUTI DI LETTURA





Il refrain sembra lo stesso da anni: meno quantità ma migliore qualità. Gli operatori del settore sono abituati a un andamento delle produzioni vitivinicole che sembra ormai una variabile indipendente.

La previsione vendemmiale per l’isola, compilata dall’Assoenologi regionale parla di un calo della produzione in media del 10%. Passiamo dai 638 mila ettolitri dello scorso anno a una quantità, prevista, di 580 mila ettolitri.

È un dato preoccupante? Proprio no. Nessuno si aspettava che le vendemmie isolane migliorassero quantitatativamente in maniera esponenziale in questi anni.

La produzione sarda è una goccia nel mare di vino nazionale: l’1%. Dal punto di vista dei consumi, invece, il vigneto Sardegna rappresenta soltanto la metà del fabbisogno vinicolo degli isolani. Che, va detto per inciso, bevono sempre meno vino attestandosi ormai sul dato nazionale di 38 litri all’anno pro capite.

Che siano, questi, anni di crisi è fuori discussione. I consumi alimentari da qualche anno sono calati e il mercato isolano e nazionale arranca con grandi quantitativi di vino che restano invenduti in cantina. Nei ristoranti e nei locali pubblici si vedono sempre meno bottiglie grandi sui tavoli dei consumatori. Consola il fatto che il vino sardo viene sempre più apprezzato soprattutto nei mercati esteri (in particolare negli Stati Uniti) con incrementi in valore che fanno ben sperare per il futuro.

Aumentano anche le aziende sarde che imbottigliano: ormai sono circa 165. Il problema è che in questo settore domina un individualismo sfrenato, i consorzi tra produttori stentano a decollare e raramente si riescono a programmare obbiettivi che riuniscano più cantine. Con quello che ne consegue sul piano della promozione ma anche dei costi e di una più razionale organizzazione produttiva. Ciascuno vuole la propria etichetta, il proprio marchio, il proprio canale commerciale. Col risultato che, spesso, i prezzi delle bottiglie rischiano di essere fuori mercato.

Per fortuna i nostri vini sono sempre più buoni e curati e, nonostante i problemi strutturali del settore, riescono a conquistarsi una nicchia nelle enoteche degli appassionati di tutto il mondo; dai Vermentini ai Carignano, dal Torbato ai vini da dessert fino al sorprendente Cagnulari.

Se analizziamo la vendemmia appena avviata non possiamo non notare come la piovosità «da ottobre scorso a luglio 2014- osserva Dino Addis, presidente regionale di Assoenologi– sia stata inferiore a quella dell’anno precedente. E a parte le anomalie, quali l’alluvione del 18 novembre 2013 su Olbia e nel nord est, aprile e maggio non si sono rivelati particolarmente piovosi, per cui crittogame come la peronospora sono state facilmente controllate dagli allevatori. Questo vuol dire che l’uva è sana e di ottima qualità. E se settembre e ottobre decorreranno come i precedenti, potremo parlare di una vendemmia di ottima qualità».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Le previsioni

Meteo, in Sardegna torna il caldo rovente: da mercoledì temperature oltre i 40 gradi

Le nostre iniziative