Pigliaru va al contrattacco
«Dopo il rogo stop a tutte le esercitazioni». Martedi consiglio regionale straordinario
CAGLIARI. Regione e ministero della Difesa ai ferri corti dopo la devastazione del territorio attorno al poligono di Capo Frasca. Il presidente Pigliaru, dopo il commento a caldo col quale ha bollato come «inconcepibile» tutto quello che è accaduto avanti ieri, nella sera degli imbrogli in cui sono bruciati trenta ettari di terreno, ha chiesto al presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, di convocare il Consiglio in seduta straordinaria. E martedì pomeriggio, alla ripresa dei lavori, sarà lo stesso Pigliaru a riferire in aula quello che è accaduto a Capo Frasca. Seguiranno il dibattito e le decisioni dell’assemblea regionale, che dovrà tenere conto anche delle richieste della Commissione della Camera sulla necessità di ridurre il peso delle servitù nell’isola. Al di là delle versioni contrastanti, (edulcorata quella dei militari per i quali c’è stato solo un piccolo focolaio e le bombe sganciate sono finte, indignata quella della Regione che ritiene i danni molto veri), resta il dato di fatto: un bombardamento continuo e in questo caso un incendio devastante a poca distanza dai turisti. Un incendio subito domato, secondo l’aeronautica che però contraddice la versione fornita dal Corpo Forestale.
Lettera. Il presidente della giunta, ieri ha scritto una lettera al ministro della Difesa, Roberta Pinotti per chiedere l’immediata interruzione di tutte le esercitazioni militari per l’intera stagione turistica e l’istituzione di osservatori indipendenti per il monitoraggio ambientale all’interno dei poligoni. «Sono questi i punti di partenza di qualunque trattativa sulle servitù militari, di cui la Regione chiede con forza il riequilibrio», sostiene Pigliaru senza mezzi termini.
Difesa. I rapporti con il ministero sono tesi sin dall’inizio e nella lettera inviata ieri, il presidente della Regione ha sottolineato la gravità dell’episodio di Capo Frasca, ricordando la mancata comunicazione da parte del ministero. «L’accaduto desta la preoccupazione di tutti i sardi», scrive Francesco Pigliaru, «per la tutela della salute e dell’ambiente, diritti sanciti dalla Carta costituzionale e rispetto ai quali la Regione ha il dovere di garantire e vigilare».
Conferenza. Il governatore ribadisce le richieste portate al tavolo della Conferenza nazionale sulle servitù, a Roma lo scorso giugno. Allora la giunta si era insediata da poco tempo e Pigliaru prese parte alla seconda conferenza nazionale ma non firmò il protocollo d’intesa, al contrario di quanto fecero i governatori del Friuli, Debora Serracchiani, vice di Renzi nel Pd, e il presidente della Puglia, Nichi Vendola. Uno strappo, il primo col ministro Pinotti, dettato dalla posizione intransigente dello Stato di fronte alla richieste dei sardi che sollecitano una riduzione del carico rappresentato dalle servitù e gli indennizzi per le necessarie bonifiche.
Visita. A complicare i rapporti tra il presidente della giunta Pigliaru e il ministro Roberta Pinotti si aggiunge l’episodio dei primi giorni di agosto: la Pinotti è in vacanza a Palau e, improvvisamente, decide di visitare in segreto le basi militari di Teulada e La Maddalena. È vero che il presidente in quei giorni stava poco bene ma il protocollo e la prassi hanno sempre fatto sì che i ministri andassero prima in visita alla Regione. Il deputato di Unidos, Mauro Pili, già allora aveva così denunciato: «La Pinotti si è fatta elitrasportare spendendo 25mila euro. Con una Ferrari o un aereo di linea avrebbe speso solo 1.200 euro dei soldi nostri».
Parisi. La realtà è che l’ultimo passo avanti nella revisione delle servitù militari fu fatto nel 2006 dalla giunta presieduta da Renato Soru con Arturo Parisi, ministro della Difesa. Allora fu decisa la dismissione di La Maddalena da parte degli americani. Poi il gelo.
Poligoni. Dalla base aerea di Decimomannu, sino alla primavera scorsa, c’erano più di 400 decolli al giorno. I tre più grossi poligoni d’Europa, Capo Frasca, Quirra e Capo Teulada sono stati aperti nel 1956 in tempi di guerra fredda; oggi sono cambiate le prospettive ma non è cambiata la sostanza. Allora quei poligoni erano stati creati per guardare all’Europa dell’Est, ora sono diventati la piattaforma per i conflitti del Medio Oriente. Ma la guerra simulata comporta un prezzo che la Regione non intende più pagare. «La prima cosa da fare è fermare tutte le esercitazioni durante l’estate», dice Pigliaru. In realtà è già così a Quirra mentre a CapoFrasca il blocco è durato solo a luglio e ad agosto per riprendere, come abbiamo visto, in questi primi giorni di settembre.
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