La Nuova Sardegna

La corsa degli scalzi Ieri il rientro a Cabras

di Claudio Zoccheddu
La corsa degli scalzi Ieri il rientro a Cabras

I “coggius” in limba e la messa propiziatrice dell’impresa Il rito sposta indietro di 500 anni le lancette dell’orologio

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CABRAS. Di corsa, ancora una volta. Le fatiche degli scalzi di Cabras sono terminate ieri sera intorno alle 19.15, quando la processione di San Salvatore di Sinis ha riportato in paese il simulacro del santo. Il rito, dunque, si è rinnovato anche quest’anno. La corsa degli scalzi ha spostato le lancette degli orologi indietro a cinquecento anni fa, quando la tradizione orale ha collocato l’episodio che diede origine al mito dei corridori a piedi nudi che sfidarono i pirati saraceni. E vinsero. La vittoria si trasformò in una leggenda sospesa tra la devozione e il coraggio, tra la religione e l’eroismo. I discendenti degli scalzi percorrono ancora la strade del Sinis, anche se le scorrerie dei pirati non sono più un problema per le coste della Sardegna. Gli scalzi di oggi non sono eroi ma contribuiscono a riportare alla luce, ogni anno, i segreti di un rito affascinate che va molto oltre la semplice corsa.

Per capirlo è sufficiente fare un salto nel villaggio durante il novenario che ha preceduto le fasi più conosciute della festa. Le piccole case di San Salvatore di Sinis, durante i nove giorni che precedono la processione di corsa, sono un scrigno che custodisce una tradizione tanto semplice quanto intrigante: dalla via crucis tra le viuzze del borgo rurale al canto dei “coggius” in limba fino all’ultimo impegno, la messa della domenica sera che è il preludio alla corsa.

E al ritorno in paese di circa ottocento scalzi. L’appuntamento con la funzione ieri era fissato per le 17 e 30, come impone la scaletta di una celebrazione che prosegue immutata da anni.

Subito dopo la messa gli scalzi si sono sistemati ai bordi delle stradine che attraversano il villaggio. Due lunghe file, colorate dal bianco delle vesti, che arrivavano fino alla statua del Salvatore, costruita pochi metri fuori dal paese e a poca distanza dalla rovine di un’antica area termale. Tra le due alzi di scalzi ha sfilato la bandiera e la portantina che custodisce il simulacro del Salvatore. Poi, un breve stop davanti alla statua per sistemare le vesti. È questo il punto da cui anche ieri è partita la corsa, accompagnata dall’applauso della folla e delle preghiere dei fedeli. Poi, una quarantina di minuti di fatica e sofferenza attraverso gli splendidi scenari del Sinis fino a ad arrivare a Cabras, la meta di giornata.

Un arrivo salutato da una grande folla accorsa in laguna per assistere alla magia della processione di San Salvatore e per godere del brivido intenso e fugace che genera il passaggio della corsa degli scalzi nell’animo di ogni spettatore. Le sensazione si amplificano anche nell’intimo dei “curridoris”, che spesso bagnano con lacrime di gioia gli ultimi metri della corsa.

La fine dalla strada è un traguardo che genera emozioni incontrollabili, come la commozione che nasce quando il simulacro del santo viene posato a terra, a poche centinaia di metri dalla chiesa che custodirà per tutto l’anno. È questo il momento in cui si scioglie il voto fatto al santo protettore e ogni scalzo inizia a pensare alla prossima corsa.

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