La Nuova Sardegna

Una serata blue moon sotto il cielo di Seneghe

di Daniela Paba
Una serata blue moon sotto il cielo di Seneghe

Emanuele Trevi protagonista di “Cabudanne de sos poetas”

4 MINUTI DI LETTURA





di Daniela Paba

SENEGHE.. Un sabato blue moon ha illuminato “Cabudanne de sos poetas”. Durante il giorno le vie e le piazze di Seneghe hanno accolto poesie e musiche, traduzioni e favole, molte canzoni e prose poetiche e il racconto di brani musicali ispirati alla luna, firmato John Vignola. Un po' a sorpresa Emanuele Trevi ha letto Maria di Francia, poetessa del XII secolo che visse alla corte di Enrico II Plantageneto, accompagnato alla chitarra da Livio Arminio. «Uno dei racconti più belli e toccanti che mi sia capitato di leggere».

Ambientata in Bretagna, la fiaba narra di una donna bellissima andata in sposa a un vecchio geloso, il quale la chiuse in una torre impedendole perfino di parlare con le sue compagne, sorvegliata a vista da una vecchia. Nella lettura di Trevi il dramma della fanciulla è specchio della cultura medievale: «Il tempo passava, la donna diventava sempre più triste, la sua bellezza sfioriva finché desiderò di morire. Maria di Francia racconta cosa succede alla bellezza quando cade nelle mani sbagliate, il vecchio geloso è l'ostacolo che si oppone alla natura con leggi umane e qui la natura è necessità». Così all'inizio di aprile, la donna piange e maledice i genitori che l'hanno costretta al matrimonio e si augura che il marito venga punito: «Maria di Francia scrive in un tempo in cui miracoli e magia facevano parte della vita reale. Lei traduce in parole la musica bretone, l'arpa e la viola. Appena la fanciulla ha finito di parlare appare nella sua stanza un astore che si rivela un cavaliere bello e gentile come la donna non ne aveva mai visto».

I due diventano amanti e ogni volta che la dama chiama il cavaliere, la forza del desiderio fa sì ch'egli si materializzi. «Se si scoprirà il nostro desiderio il vecchio geloso - che rappresenta la società – mi ucciderà», nel racconto di Maria di Francia il dramma si tinge di sangue: per amore il cavaliere dona la sua vita, ma prima di morire darà alla donna un figlio, Yonec che li vendicherà, uccidendo l'odioso marito e ripristinando l'equilibrio di forze messe in moto dalla fiaba.

«Tutto ciò che è umano ha un senso poetico – ha concluso Trevi – parla della necessità dei luoghi e delle passioni. La bellezza è sinonimo di perfezione, le forze che sono della natura hanno l'aspetto di desideri irresistibili ma sono simbolo di intelligenze che devono realizzare il proprio sentimento, pena la perdita della bellezza. Le fiabe sono specchi sparsi che danno un'immagine parziale ma veritiera del nostro destino, renderla vera attraverso l'inverosimile è la scintilla incandescente per scaldare il buio. La salvezza non è scampare la morte, perché in questa storia perde solo chi nega il desiderio». Gli amanti sopravvivono nella letteratura.

Sotto il pergolato della Prentza de Murone Martin Rueff, poeta francese e traduttore ha letto versi scritti «Perché i poeti italiani hanno liberato qualcosa in me. Quello che i poeti fanno nella loro lingua è un appello a scrivere nella tua lingua».

«Nella traduzione la difficoltà - ha spiegato - non è mai dove te l'aspetti ed è più facile tradurre Zanzotto che Sereni o Ungaretti. La complessità linguistica si affronta con uno slittamento di suono o di significato, ma è difficile far vedere nella tua lingua il mondo come ti è apparso quando hai letto il poeta in italiano».

La platea di Pratza de sos ballos si è innamorata di Franco Arminio quando ha raccontato accompagnato dalle canzoni del figlio Livio, la morte appena avvenuta di Antonio Facenna, un ragazzo travolto dal fango nella sua masseria di Carpino dove era andato ad accudire le vacche durante un furibondo temporale. «Viviamo in una dittatura del brusio, dobbiamo ridare il silenzio alle parole. Nelle scuole affianco alla faccia del presidente della Repubblica dovremmo mettere la faccia di un pastore» ha detto. Le parole chiave per un nuovo umanesimo delle montagne, l'idea del baratto di poesie con i manufatti dei lettori lanciata in rete, di una “bontà disoccupata” smentisce nella vita di Arminio il luogo comune che con la cultura non si mangia, purché si abbia il coraggio, ogni giorno di nominarle, una a una, quelle montagne che appaiono all'orizzonte. Quando Danio Manfredini sale sul palco «È notte sopra ogni cosa, un oscuro s'impiglia ai musi, alle facce».

La luna sul palcoscenico è malinconia blue moon, l'attore canta accompagnato alla chitarra e al basso da Mel Previte e Rigo Righetti. Canta storie dolenti di vite marginali, ripete che «vivere è sorridere, è un ricordo senza tempo, vivere come stare al vento, vivere anche se sei morto dentro». Bocca nera di stelle è un concerto costruito come una galleria di ritratti, un luogo d'incontri lungo trent'anni. Ci stanno dentro versi di poeti come Gualtueri, un'interpretazione sublime di “Povero me” di De Gregori, inverata nella bocca degli sconfitti e perfino “Ancora, ancora, ancora” di Mina, riportata alla memoria di ogni amante ferito.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative