Ma il “Cabudanne” rischia di chiudere
L’allarme di Mario Cubeddu, organizzatore della rassegna Indice puntato contro la Regione per il taglio dei fondi
SENEGHE. La domenica al “Cabudanne de sos poetas” è il dì di festa. Quello che riunisce in piazza dei balli i tumbarinos di Gavoi, Piero Marras e il suo trio, i tenores e i suonatori di launeddas, poeti e ragazzini e la signora anziana che ha detto al ragazzo norvegese animatore di astronomia “Oggi in piazza balliamo noi”.
Eppure l'unico festival sardo di poesia, nato in terra di poeti, gestito dai seneghesi con rigore ecologico, rischia di morire per i tagli della Regione. Lo ha detto sul palco di Pratza de sos ballos Mario Cubeddu con un documento che parla in modo conciso e ricco di dignità. «Non è facile fare di un festival di poesia un festival popolare, mantenendo alta la qualità. Questa è la scommessa che Seneghe vince da dieci anni e per questo l'Unesco lo ha premiato. La Regione Sarda invece taglia di quasi il 30 % il contributo a questo festival. Un taglio per noi incomprensibile che esprime una volontà politica di declassamento. Il Cabudanne de sos poetas non ce la farà se non si ripristina il contributo concesso negli ultimi anni. E questo i politici lo devono sapere, tutti lo devono sapere. Non ce la farà perché già si basa esclusivamente sul lavoro di volontari. Se è un punteggio a determinare il ridimensionamento del festival e il taglio dei finanziamenti, i criteri di assegnazione vanno rivisti, perché l’eccellenza viene punita. Chiediamo all’assessore regionale di intervenire direttamente per tenere vivo questa eccellenza della Sardegna».
Quando Claudia Firinu si è presentata, domenica mattina, alla Prentza de Murone dopo aver letto una poesia di Peppino Mereu dedicata a Gramsci, ha garantito il suo interessamento per la sorte del “Cabudanne”. Ma quale sia l'entità del taglio e il pericolo Mario Cubeddu lo spiega chiaramente: «Il contributo per Seneghe fino allo scorso anno era di 35.000 euro, il 70% del massimo attribuito ai festival letterari. Quando sono uscite le graduatorie di quest'anno abbiamo saputo d'essere passati dall'8° al 13° posto e che ci sarebbe stata una riduzione del contributo per cui arriveremo a prendere poco più di 25.000 euro. Non so se la diminuzione sia dovuta al fatto che i festival sono aumentati e il fondo è rimasto di 500.000 euro o al patto di stabilità. So che il declassamento è per noi molto grave e pesante, che non possiamo permetterci di tagliare nulla. Abbiamo sempre gestito il festival al risparmio, con mentalità contadina. Il ministero dei Beni culturali ci ha premiato qualche anno fa con 15.000 euro che teniamo come fondo cassa per le spese, ma allo stato attuale con una lettera che non dice neppure quale impegno di spesa la Regione ci garantisce, non possiamo neppure andare in banca a chiedere un prestito per pagare i debiti e l'anno prossimo non avremo neppure i soldi per i biglietti aerei degli ospiti».
«La Firinu – continua Cubeddu – ha parlato di criteri da rivedere. Cosa intende? Molti criteri sono di una vaghezza incredibile: capacità d'innovazione, originalità organizzativa. Il nostro festival è unico ed è l'unico a fare le cose che fa in questo modo. La giunta Cappellacci aveva cancellato i festival letterari e questa giunta ha il merito di averlo ripristinato. Ma io da domani devo pagare fatture e non so con quando potrò farlo. Siamo una realtà di volontari e non di professionisti forse ci penalizzano per questo. Gemellaggi europei? Pensavamo di formare dei giovani che sono cresciuti con noi per adire ai fondi europei. Sono stato invitato in Turchia e in Algeria per dei gemellaggi. Ma anche per fare questo ci vogliono risorse. Ci sono festival fantasma che hanno preso contributi. Siamo demoralizzati, adesso ci lecchiamo le ferite e poi vedremo cosa fare».
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