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Mauro Pili: «Nuraghi usati come postazioni di tiro»

Stefano Ambu
Mauro Pili: «Nuraghi usati come postazioni di tiro»

Il deputato rincara le accuse: nel poligono di sud-ovest c’è il nucleo antinucleare

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CAGLIARI. Nuove sorprese dopo il blitz a Teulada di Mauro Pili, deputato di Unidos. L'immagine simbolo del repertorio mostrato ieri in conferenza stampa è un missile pescato in mezzo ai massi di quello che un tempo era un nuraghe. Ma nella collezione di video e foto c'è anche una zona spianata e adibita a parcheggio davanti a un nuraghe. Per Pili questa è "ruspa di Stato". Il film girato dal parlamentare fa vedere paesaggi con poche piante definiti dal deputato "lunari". Il verdetto: "devastazione ambientale e archeologica". Un pezzo di storia fatto di 21 torri e insediamenti precedenti.

Il dossier di Pili racconta la visita autorizzata di martedì. E parla di nuraghi usati come postazioni di tiro, bombe inesplose nella zona intorno a Cala Zafferano ora interessata dall'intervento del reggimento nucleare batteriologico e chimico.

«Terre – ha detto il deputato – da decenni interdette agli stessi militari. «Non pensavo che la situazione a Teulada fosse così grave e diametralmente opposta da come descritta dall'azione di propaganda della Difesa – ha aggiunto – La devastazione è arrivata a tal punto che nessuno può accedere in quelle dove si è sparato: in 50 anni non è stato tolto un missile o una bomba e mentre prima si è giocato alla guerra se oggi interviene il gruppo Nbc vuol dire che la zona è ad alto rischio».

La bonifica? «Dal 25 agosto ad oggi – argomenta l'ex governatore – il gruppo Nbc ha aperto solo un corridoio largo un metro e lungo un metro e mezzo per andare a fare prelievi di terreno in quell'area». Una terra di nessuno, dice Pili. «in mano a uno Stato che gestisce tutto dentro casa, affidando alla Difesa il compito di inquinare e devastare il territorio, di produrre le prove del disastro e persino quello di bonificarlo secondo propri criteri». Un paradiso da riscoprire: «Dei 7.200 ettari della base – conclude Pili – appena un decimo è effettivamente utilizzato per le esercitazioni a fuoco».

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