La Nuova Sardegna

Un indotto limitato e indennizzi sempre in ritardo o bloccati

di Pier Giorgio Pinna
Un indotto limitato e indennizzi sempre in ritardo o bloccati

Ogni quinquennio un pugno di milioni per i centri più esposti Per l’ultima tranche non si conoscono né tempi né modalità

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SASSARI. A lungo si è favoleggiato dei 50 milioni di dollari che per ognuno dei 36 anni di permanenza a Santo Stefano la Us-Navy avrebbe lasciato alla Maddalena nelle casse di operatori pubblici e privati. Così, quando nel febbraio 2008 dall'arcipelago sono partiti per sempre 2.000 marine e la nave appoggio per sommergibili atomici armati con missili nucleari, qualche simpatizzante dello Zio Tom, e del suo portafogli, ha seguito sino in alto mare le unità americane per dare l'addio. "Non vi dimenticheremo", era stato scritto in inglese su un enorme cartello issato a bordo di un gommone. E visto quel che è successo con la maxi-truffa del G8 anche chi era convinto che la riconversione verso il turismo avrebbe potuto portare una montagna di euro, almeno 10 volte tanto delle ricadute economiche a stelle e strisce, deve avere ripensato a come in Sardegna i sogni muoiono molto prima dell'alba. Nel frattempo un fatto è assodato: le servitù militari nell'antica terra d'Ichnusa si sono sempre rivelate un affare in perdita. Per tutti. Tranne che per esercito, marina e aeronautica.

Accuse e repliche. A sostenere il contrario ci sono pochi sindaci, alcune imprese come la Vitrociset (Spa per l'elettronica industriale a Villaputzu, che ha da sempre un filo diretto con i Comandi), qualche singolo appaltatore, ristoratori, commercianti. E tutto questo in centri interessati alla presenza dei soldati, come Perdasdefogu, dove la gran parte della popolazione è d'accordo con l'esistenza del poligono interforze nonostante l’inchiesta sul disastro ambientale provocato dalla base.

Parametri e stime. Mentre per tutti gli altri sardi parlano cifre, dati, movimenti di lavoro: indicatori che a un esame oggettivo della situazione appaiono non quantificabili con esattezza ma inconsistenti, soprattutto rispetto all'occupazione "manu militari", come direbbero i Romani che hanno colonizzato la Sardegna dopo Fenici e Cartaginesi. Insomma, poco più di un'elemosina.

E a sostenerlo non sono i più radicali tra gli indipendentisti, ma gli esponenti dei partiti rappresentati in consiglio regionale. I quali, giorno dopo giorno, non fanno che parlare di «risarcimenti parziali, sempre posticipati e comunque di entità più che esigua».

Valutazioni. «D'altronde, per capire ogni cosa, è sufficiente ricordare come anni fa il Club Med volesse creare un villaggio a Teulada e venne costretto a desistere perché le esercitazioni erano all'ordine del giorno: appare del tutto evidente che cosa significa allora, in termini di raffronto finanziario, la differenza abissale che separa la possibilità d'investimenti turistici rispetto a quel che la Difesa dà oggi in termini di risarcimenti, attività indotte e posti di lavoro indiretti»: a spiegarlo, con cognizione di causa, è Gianni Aramu, componente civile designato dal Consiglio assieme ad altri sei colleghi nel Comitato misto paritetico istituito per le servitù.

Storie e precedenti. Il suo discorso fa pensare subito a un altro caso. A fine anni '50 il primo sopralluogo dell'Aga Khan in Sardegna sarebbe avvenuto non in Gallura ma sulla Riviera del corallo. Però il principe Karim avrebbe dovuto scegliere il Piano B perché l'aeroporto di Alghero allora era controllato dall'aviazione militare che, guarda caso, aveva interesse a evitare che troppa gente transitasse nello scalo disturbndo le manovre segrete dei Gladiatori di stanza a Poglina, vicino a Capo Marrargiu.

Il sistema. «E se poi si considera che la gran parte degli appalti per le bonifiche e le manutenzioni sono gestite con gare nazionali, è chiarissimo come alla Sardegna restino solo briciole», incalza Aramu, sino al 2012 responsabile dell' Ufficio servitù militari alla presidenza della Regione. Il quale non dimentica come spesso nei risarcimenti si facciano figli e figliastri, regolamenti alla mano, persino tra le singole categorie di operatori danneggiati dall'addestramento delle forze armate.

I calcoli. All'isola sono sottratti in permanenza 35mila ettari di territorio (moltissime le coste) e centinaia di km quadrati a mare durante gli 8-9 mesi e più di esercitazioni. A fronte di tutto questo - come ha rimarcato il governatore in giugno dopo essersi rifiutato di firmare l'accordo col ministro della Difesa - lo Stato versa un indennizzo all'isola di quinquennio in quinquennio, negli ultimi tempi mai indicizzato e sempre in ritardo. In totale, circa 12,8 milioni, poco più di 2,5 all'anno. Gli ultimi milioni - riferiti al 2004-2009 - sono stati pagati alla Regione nel 2012. Ora dovrebbero essere accreditati i successivi, per il 2009-2014. Ma non si conoscono né tempi né modalità.

Il lavoro. A queste “entrate" si aggiungono alcune decine di posti per civili di supporto logistico a basi o poligoni, qualche attività di mensa, pulizie, manutenzioni nelle caserme e pochissimo altro.

Contributi. Ci sono infine i risarcimenti per i pescatori, da anni a Teulada e zone vicine costretti a protestare con sbarramenti in mare aperto per i ritardi nelle erogazioni (quelli di Capo Frasca esclusi in partenza). Nei mesi scorsi sono stati versati quelli degli anni passati, 2012 e parte del 2013. Nulla spetta invece ai pastori e ai contadini. E niente è dovuto - a priori - neanche per i danni alla salute e all'ambiente causati in questi decenni dai soldati italiani, dagli alleati della Nato e dalle truppe straniere invitate a sperimentare missili e armi in Sardegna. Come dimostra la tenace opposizione della Difesa in ogni inchiesta che la chiama in causa sotto questo profilo, perfino quando si parla dei suoi uomini colpiti dalla Sindrome di Quirra.

Interrogativi senza risposte. E del resto, al di là di ogni altra considerazione, se si entrasse in una cinica logica da conti aziendali resterebbe sempre aperta una domanda: qual è il prezzo di ogni vita umana e quello che andrebbe pagato per le distruzioni del paesaggio sardo?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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