I sindaci dell’isola in prima linea per gridare il loro no ai poligoni
Angelo Comiti, La Maddalena: il nostro territorio resta penalizzato. Cotti, M5S: battaglia per la verità Nicola Sanna, Sassari: chiediamo che vengano ridotti gli ettari che sono stati destinati ai militari
DALL’INVIATO A CAPO FRASCA. Al grido di “no alle servitù” parecchi i sindaci e gli ex amministratori alla marcia della pace. «La mia presenza deriva dal fatto che noi in passato abbiamo avuto tante servitù e ancora adesso non è stata eliminata quella di Guardia del moro a Santo Stefano – attacca Angelo Comiti, primo cittadino della Maddalena –. La Difesa considera quell'impianto indispensabile e perciò ha intenzione di reintrodurre gli attuali oneri nonostante la convenzione sia scaduta». «E perciò mi auguro che il ministro Roberta Pinotti mantenga gli impegni per il riavvio del dialogo con la nostra comunità assunti qualche settimana fa quando è venuta nel nostro arcipelago – prosegue, sottolineando come sia la prima volta che il fronte indipendentista si salda con quello dei partiti tradizionali –. Ma spero che il confronto non venga vanificato dalle solite tirate demagogiche. Questo grande problema che abbiamo davanti va infatti ricondotto nell'alveo del dibattito sviluppato in consiglio regionale. Giustamente Pigliaru non ha firmato la convenzione come hanno invece fatto con lo Stato Serracchiani e Vendola: prima a Roma va riaperto un tavolo che veda progetti definiti e idee chiare sul futuro».
Preoccupato e molto duro nelle sue argomentazioni l'ex sindaco di Cabras, Efisio Trincas, oggi capogruppo del Psd’Az nel consiglio provinciale oristanese: «Da medico e da amministratore già nel 1999 avevo chiesto maggiori tutele per i pescatori e poi l'anno successivo avevo denunciato con interpellanze l’aumento nel numero delle patologie alla tiroide, presumibilmente attribuibili al consumo di arselle che non erano riuscite a liberarsi dell'inquinamento chimico delle acque». «E ora dico: la Asl e la Procura sono sempre in tempo a occuparsi di questi casi», è la conclusione di Trincas.
Il sindaco di Sassari, Nicola Sanna, chiarisce invece in modo piuttosto convincente il perché della sua partecipazione al raduno di Capo Frasca: «Con la mia presenza – dice Sanna – ho voluto ribadire la posizione di tutto il consiglio comunale, che nell’ultima seduta ha approvato un ordine del giorno che chiede la riduzione delle servitù militari in Sardegna. Sono qua anche perché negli anni Ottanta fui protagonista con i movimenti pacifisti contro le installazioni di armamenti nucleari e la riduzione delle servitù militari»
E se Nadia Sanna, 35 anni, algherese, chiede che tutti i militari vadano via dalle “terre di Sardegna”, un'altra cittadina, Franca Dessì, 61 anni, se la prende pure con i rappresentanti dei partiti: «Siamo stanchi di questa classe politica corrotta, incapace e cialtrona: mai più il popolo sardo dev'essere rapinato, gli amministratori cialtroni si facciano tutti da parte».
Revisione profonda di posizioni da un ex esponente del centro-destra, Sandro Profili, già assessore al Bilancio a Sassari nella giunta guidata da Nanni Campus, e adesso di Unidos. «Confesso in passato di aver sbagliato nelle valutazioni – afferma in ultima analisi –. La Sardegna non ha bisogno di miserabili elemosine dalla Difesa. Deve riacquistare le terre oggi occupate da basi e poligoni per uno sviluppo alternativo». Duro il giudizio finale di Roberto Cotti, senatore di 5 Stelle: «Piano piano stiamo riuscendo a far passare oltre mare il senso di questa battaglia, finora in larga misura ignorata dai mass media nazionali: non possiamo noi sardi renderci complici di quel che sta accadendo, tutti i poligoni devono venire chiusi per motivi etici e politici». (pgp)
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