La Nuova Sardegna

Dopo la protesta a Capo Frasca ora si chiede lo stop a tutte le basi

di Luca Rojch
 Dopo la protesta a Capo Frasca ora si chiede lo stop a tutte le basi

Anna Maria Busia, Cd: vogliamo sapere quanto guadagna lo Stato dallo sfruttamento dei poligoni Michele Piras, Sel: serve una conferenza sarda. Devias, Ampi: tutte le aree devono essere bonificate

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SASSARI. Il rumore di fondo si è trasformato nell’urlo di una folla. La marea che ha invaso la base di Capo Frasca è come benzina per la schiacciasassi che vuole cancellare le servitù. Le oltre 5mila persone che si sono trovate davanti ai cancelli del poligono hanno lanciato un segnale forte alla politica. Via le basi. Tutte, subito, ora.

Ma dopo l’ebbrezza festante della folla è la politica a interrogarsi, a cercare di capire cosa si deve fare. Nella conferenza tra Stato e Regione per ridiscutere sulle servitù il governatore Francesco Pigliaru sentirà ancora di più il peso della volontà popolare nella trattativa.

Conferenza sarda. Nessun dubbio da parte del deputato di Sel Michele Piras: «La manifestazione ci ha mandato un segnale importante – dice Piras –. Ha chiarito in modo netto a chi come me rappresenta l’isola in Parlamento che si deve con determinazione chiedere la fine delle servitù. Un messaggio mandato anche alla Regione. La mia posizione? Liberazione completa dalle servitù militari in Sardegna. È chiaro che il realismo ci porta a pensare che si deve attuare una exit strategy che consenta di eliminare le servitù militari nell’isola. Ma servono tempi certi. La Sardegna ha dato troppo in questi anni alla Difesa e alla sicurezza nazionale. Credo si debba fare una conferenza sarda sulle servitù, a cui partecipino tutte le istituzioni, i movimenti e i partiti, che dia mandato al governatore quando starà di fronte ai rappresentanti della Difesa».

Il business delle basi. Ma c’è anche chi si spinge oltre e con assoluto pragmatismo mette sul piatto un altro tema. Il consigliere regionale del Centro democratico Anna Maria Busia si rivolge alla giunta Pigliaru e chiede di dare vita a una operazione verità sulle servitù. «Quanto fruttano allo Stato italiano le basi sarde?». Il consigliere propone anche un referendum popolare e una ricerca epidemiologica per avere dati certi sui tumori nelle aree sottoposte a servitù. «Plaudiamo alla decisione adottata dalla Giunta di costituire la Regione parte civile nel processo per disastro ambientale nel poligono militare di Quirra – dice Anna Maria Busia –, ma ora chiediamo a Pigliaru di fare di più e avviare un’operazione trasparenza sulle servitù militari». La Busia nei giorni scorsi, assieme al capogruppo Cd, Roberto Desini, aveva chiesto di promuovere un referendum popolare per dare la parola ai sardi sulla presenza delle basi militari. Ma ora la Busia va oltre e chiede che Pigliaru verifichi quanto incassa lo Stato Italiano dall’affitto delle basi agli eserciti stranieri. «Il presidente Pigliaru deve accertare con la massima trasparenza quanti denari i vari Paesi stranieri versano nelle casse dello Stato italiano per l'utilizzo delle basi militari collocate in Sardegna. Sono soldi dei sardi che devono essere messi a disposizione dei sardi». E insiste sul referendum. «Bastano 10mila firme e la collaborazione della Regione». Ma c’è un terzo tassello dell’operazione verità. «Deve essere istituto un registro tumori ufficiale, perché la Regione possa disporre di dati certi sull'incidenza dei tumori nei territori in cui ci sono le basi militari».

L’unità. L’Irs ripete lo slogan come un martello. «Dobbiamo stare uniti. Per la prima volta sono arrivate 10 mila persone e hanno detto in modo chiaro che non vogliono le basi nell’isola – spiega il portavoce di Irs Simone Maulu –. Alla manifestazione hanno partecipato il presidente del consiglio regionale, un europarlamentare, diversi parlamentari e molti consiglieri regionali. Segno che le istituzioni erano presenti a tutti i livelli. La Regione si costituisce parte civile nel processo su Quirra. Il vento è cambiato. Ora dobbiamo restare uniti. Questa è una battaglia dei sardi. Di tutti».

Via tutte le basi ora. La posizione di Pierfranco Devias, di A manca pro s’indipendentzia, è decisa. «Le forze che hanno promosso la manifestazione devono indicare una via da seguire per eliminare da subito tutte le basi nell’isola. Il primo passo deve essere il blocco immediato di tutte le esercitazioni. Il secondo la chiusura di tutti i poligoni. Il terzo punto è la bonifica delle aree e la riconversione in termini economici.

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