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Feliziani: siamo primi nella digitalizzazione

Feliziani: siamo primi nella digitalizzazione

Il direttore dell’Ufficio regionale: «Questo potrebbe aiutarci a debellare il problema della dispersione»

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CAGLIARI. La sua nomina non ha destato alcuno stupore, fin da quando Enrico Tocco aveva lasciato il timone dell’ufficio scolastico regionale non era un mistero che a succedergli sarebbe stato il suo vice. E, infatti, già da un anno e mezzo Francesco Feliziani di fatto guidava la scuola sarda, ma ora è ufficialmente il nuovo direttore dell'ufficio scolastico regionale. A nominarlo è stato nei giorni scorsi il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. «In realtà è cambiato solo lo status giuridico, per il resto continuerò il lavoro che già stavo portando avanti».

Feliziani, qual è lo stato di salute della scuola sarda?

«Stiamo peggio di alcune regioni, ma anche meglio di altre. Ogni giorno ci tocca confrontarci con il grave problema della dispersione scolastica, di cui purtroppo da tempo vantiamo il triste primato nazionale. Non andiamo bene nemmeno sugli apprendimenti: la Sardegna è la regione con la media di voti nei diplomi più bassa di tutta Italia. E, infine, siamo maglie nere anche per la rete scolastica».

Quante sono oggi nell'isola le scuole sottodimensionate?

«Attualmente sono quasi 50 gli istituti che non hanno un dirigente titolare, ma mi auguro che con il sostegno della Regione e degli enti locali si riesca risolvere almeno in parte il problema. Che non è un problema da poco. Già guidare una sola scuola è molto complesso, figurarsi occuparsi di due istituti diversi in contemporanea».

Solo note dolenti?

«Assolutamente no. Il grande vantaggio delle scuole sarde è oggi dato dalla loro digitalizzazione, cosa che nessuno in Italia ha. A breve partirà il programma di formazione per un migliaio di docenti e così potremo toccare livelli molto alti. Da nord Europa. Basta pensare che l'obiettivo italiano per i prossimi anni è arrivare a una copertura dell’8 per cento, mentre in Sardegna, grazie a un finanziamento europeo, avremo il 100 per cento delle scuole digitalizzate».

La tecnologia potrebbe essere lo strumento per aiutare la scuola sarda a perdere il primato negativo della dispersione?

«Io me lo auguro. La disaffezione da parte dei giovani potrebbe avere origine anche da fattori che riguardano la vecchia didattica, da molti ritenuta noiosa, superata. Sarebbe un segnale importante se grazie a queste nuove tecnologie potessimo invertire la tendenza».

La scuola è di nuovo al centro del dibattito politico. Anche il governo Renzi si appresta a una nuova riforma. Che idea si è fatto di questo provvedimento?

«Innanzitutto, faccio mie le parole del premier e come lui la chiamo rivoluzione, perché di questo si tratta. Ovviamente mi auguro non rimanga sulla carta, come è successo altre volte, ma se dovesse andare in porto saremmo davanti a un vero e proprio cambiamento. Appunto a una rivoluzione. Non avremo più la scuola burocratica a cui siamo abituati, ma una scuola molto più semplice, che rimette al centro gli alunni». (al.pi.)

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