La Nuova Sardegna

Acciaio e filo spinato per proteggere la sede

di Guido Piga
Acciaio e filo spinato per proteggere la sede

Nella notte viene fatto piazzare un cancello blindato all’ingresso della palazzina Tra i dipendenti giornate di ansia e ancora la speranza di trovare una soluzione

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OLBIA. Un cancello tutto nuovo. In acciaio, massiccio, e senza feritoie, come lo era invece fino a due giorni fa, per impedire che ci passi anche solo un gatto. Un rotolo di fino spinato, ai lati, per evitare che qualcuno lo scavalchi. Meridiana ha blindato la sua porta d'accesso alla palazzina, nelle ore in cui ha deciso di mandare via 1634 dipendenti. L'ingresso ha un'aria sinistra. Così appare ai dipendenti che ieri mattina ne fanno la scoperta al rientro al lavoro dopo la notte più lunga. Passata insonne, agitata, a fare calcoli su chi uscirà dall'azienda; a capire se il mutuo della casa potrà essere onorato, se le retta dei figli all'università potrà essere pagata. «Sembra di essere a Tel Aviv», dice un'impiegata.

Quella nuova corazza protegge l'alta palazzina in cui, sulla carta, non c'è più quasi nulla da tutelare. Olbia, lì dentro, perde 635 posti di lavoro. 635 dipendenti su 1058 in servizio in città tra la compagnia e l'hangar. Il 60% della forza lavoro in meno. Il 38% dei tagli totali. Mai una cosa così spaventosa, per la portata sulle vite dei lavoratori e per l'impatto sull'economia, era accaduta. Mai Olbia, la felix, avrebbe potuto immaginarla. Uno choc terribile. Che questa mazzata arrivasse da lontano, dal 2011 in cui l'azienda e i sindacati firmarono l'intesa “4x3” - 4 anni di cassaintegrazione (dentro la compagnia) e tre anni di mobilità (fuori) - non ha attutito il colpo. Molti, sì, se lo aspettavano. Lo davano come uno sbocco naturale, quasi ineluttabile, visti i conti sempre in peggioramento. Molti altri, invece, speravano (e sperano) che un'altra soluzione possa essere trovata. Altri anni di cassa integrazione, magari. Un'altra sorpresa dell'Aga Khan, come ha sempre fatto. Un ripensamento, qualcosa del genere. Ma è difficile dire quale dei due sentimenti - pessimismo o fiducia - alberghi con più vigore nella mente dei lavoratori.

All'ora di pranzo, escono a piccoli gruppi dalla palazzina. Gruppi di settori in cui lavorano a gomito a gomito da anni. Spesso in armonia, a volte in tensione. «Adesso non ci vogliamo pensare – dicono tre donne, niente nomi –: vediamo che cosa ne esce fuori nei prossimi 45 giorni, quelli delle trattative sindacali». È che tutti hanno letto l'allegato con le posizioni lavorative cancellate, un documento di poche pagine in cui l'azienda dice chi serve e chi no. Non ci sono i nomi, ma in alcuni casi è come se ci fossero. Il “venditore area Sardegna”, direzione commerciale, per esempio: c'è solo lui, in quella posizione, ed è un esubero. E come lui lo “specialista sistemi & networking”, direzione DHR; l'”addetto alla safety”, direzione operations. Loro possono solo sperare che qualcosa avvenga. Che la procedura si blocchi. O che i criteri per l'uscita dall'azienda - anzianità, figli a carico, esigenze organizzative - li salvi. Ci sono poi casi ancora più difficili, sotto certi punti di vista. Nel settore accounts payable, direzione amministrazione e finanza, ci sono 11 dipendenti e 7 di questi sono in esubero: si salvano in quattro. Ma chi saranno? «Nel mio ufficio, resto solo io - dice un responsabile -. Non credo sia possibile...».

Nessuno azzarda previsioni. Nessuno può dire quanto reggeranno antiche amicizie, alla prova più dura. Anche se per fortuna i parametri oggettivi saranno utili a scongiurare guerre fratricide. Uno spettro che nessuno fa aleggiare. Ci sono poi situazioni umanamente complesse. Un'impiegata rischia di essere un esubero, e come lei il marito. «Ci sono molti casi come il nostro» dice. E che glielo dice, ai figli? Chi glielo dice a Olbia, base di Meridiana, che avrà solo due aerei; solo 16 piloti, 32 hostess e 169 impiegati? I reduci di un passato senza più gloria futura.

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